The Darkness

The Darkness (2K Games, 2007)
sviluppato da Starbreeze Studios

Jackie Estacado è un giovane e rampante mafioso, pupillo di suo zio Paulie, eccellente nel suo “lavoro” e amato dai suoi compagni. Ha una ragazza adorabile, che conosce fin dai tempi in cui entrambi crescevano in orfanotrofio, ed è innamorato pazzo di lei. Il giorno del ventunesimo compleanno di Jackie, succedono due cose abbastanza fastidiose. Zio Paulie si incazza a morte con lui e decide di farlo fuori ma, nel bel mezzo del caos di sangue e proiettili che se ne scatena, un’antica entità malefica si risveglia dentro Jackie e comincia ad abusare del suo corpo, regalandogli poteri straordinari e provando a spingerlo sempre più verso un abisso oscuro di morte e malvagità.

The Darkness, il videogioco, si ispira a The Darkness, il fumetto. I personaggi nascono per mano di Garth Ennis e Marc Silvestri, in una divertente serie risalente a qualche anno fa. La vera ispirazione per lo sparatutto di Starbreeze, però, giunge da una successiva storia a firma Paul Jenkins, che non ho letto ma immagino ottima per la stima che ho dell’autore. Di sicuro posso dire che ne è venuto fuori un gran bell’intreccio, abbastanza lineare negli sviluppi, ma con alcune belle intuizioni, qualche colpo di scena efficace, dei passaggi tremendamente intensi, un bel finale, drammatico, amaro, per nulla consolatorio, e un protagonista affascinante, dalla morale sfumata e dubbia, che non permette di sentirsi davvero a proprio agio mentre lo si interpreta (specie affrontando alcune missioni facoltative), anche se si ha a che fare con nemici decisamente più schifosi di lui.

A convincere nella sceneggiatura di The Darkness, comunque, non è solo l’intreccio riuscito, ma anche la cura per i dettagli, per la caratterizzazione dei personaggi, per la voglia di mescolare a dovere umorismo cupo e grottesco, tensione drammatica, azione sfrenata e suggestive inquietudini. Una cura che si riversa del resto in ogni aspetto del gioco, con risultati magari non sempre eccellenti, ma certo apprezzabili.

Il mondo di The Darkness è più limitato e lineare di quanto voglia sembrare, con una linea di metropolitana che porta avanti e indietro fra sole due fermate, una città che si propone come liberamente visitabile ma a conti fatti mette cancelli e paletti dietro ogni angolo, uno sviluppo degli eventi su binari fissi, dai quali è possibile staccarsi per eseguire missioni secondarie, ma su cui è comunque necessario tornare per proseguire nel gioco.

Eppure, se ci si lascia sommergere dalla bella atmosfera e si decide di accettare i compromessi proposti, diventa facile “credere” al mondo di The Darkness. L’eccellente motore grafico dipinge scenari urbani sporchi e realistici, popolandoli di personaggi che si agitano e recitano in maniera forse eccessiva, finendo talvolta per risultare macchiette, ma che danno reale vita a quanto sta attorno al protagonista.

E la notevole cura per i dettagli non si limita all’ottimo motore grafico, ma va a influenzare tutti gli elementi coreografici. I dialoghi con i passanti, le divertenti missioni facoltative che questi assegnano al giocatore, gli spettacolari monologhi che Jackie interpreta durante il caricamento delle mappe, il surreale doppiaggio di Mike Patton per l’Oscurità, le cabine telefoniche da cui ascoltare decine di divertenti risposte preregistrate, i televisori su cui osservare TG che raccontano brani di trama, ma anche film, videoclip musicali, cartoni animati… in The Darkness puoi sederti sul divano e guardarti per intero, dall’inizio alla fine, Il buio oltre la siepe. Sarà contorno, sarà accessorio, ma è comunque qualcosa che in un videogioco non avevo mai visto. E non c’è niente da fare: ne aggiunge, di atmosfera.

Tutto questo, comunque, fa da condimento e insaporisce la sostanza di uno sparatutto abbastanza fuori dagli schemi, che abbandona velocemente la classica struttura da FPS per trasformarsi in qualcosa d’altro. Basta impadronirsi di due o tre dei poteri per capire quanto siano accessorie le armi e quanto The Darkness si distingua anche in questo dallo sparatutto classico.

La verità è che The Darkness è un survival horror in cui si recita la parte del mostro. Una creatura terrificante, di fronte alla quale i nemici scappano impauriti, talvolta provano a difendersi sparando, ogni tanto vincono anche, ma sostanzialmente temono il tremendo Jackie. E se nelle fasi finali si raggiungono livelli di strabordante onnipotenza, rendendo gli scontri più una questione di trama da portare avanti, che un reale momento di gioco, The Darkness offre il suo meglio in tutto ciò che viene prima.

Jackie Estacado scopre i suoi poteri uno alla volta e il giocatore se ne impadronisce piano piano, sfruttandoli per risolvere semplici enigmi, per affrontare i nemici in maniera creativa e per scoprire nuove vie verso il massacro indiscriminato. E così ci si diverte a scovare vittime nascoste con il serpentone, impalare e scagliare in giro mafiosi coi tentacoli, aprire buchi neri nel centro di Manhattan e altre sciccherie del genere, mentre degli Obiettivi discretamente studiati spingono ad approfondire la conoscenza del gioco e dei suoi meccanismi.

L’unico vero punto debole di The Darkness, forse, sta nei due capitoli ambientati nel surreale mondo parallelo che popola i pensieri dell’Oscurità. Detto che li ho graditi più di quanto mi sembra aver fatto il grosso della gente, ho avuto l’impressione, molto semplicemente, che le capacità non siano riuscite a seguire le intenzioni. Che con una direzione artistica migliore, con un maggiore impegno e un po’ più di brio, sarebbe potuto venirne fuori un capolavoro assoluto. E invece ci si ritrova solo con un gran bel gioco, che ha qualche difetto strutturale (ammazzare i nemici coi vari poteri è sempre divertente, ma obiettivamente loro non si impegnano molto per salvarsi il culo) e i cui livelli ambientati nel mondo oscuro possono far storcere il naso, ma che vale comunque assolutamente la pena di giocare. In un genere inflazionato come quello degli FPS, non è poco.

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