Loop

Loop (Giappone, 1998)
di Koji Suzuki

Ring, primo episodio della saga di Koji Nakata, era un romanzo horror in tutto e per tutto, fortemente incentrato sull’aspetto investigativo della vicenda e caratterizzato dallo stile morboso, malato, seducente tipico della narrativa del terrore nipponica. Il secondo capitolo, Spiral, si spostava con decisione sui binari della fantascienza, senza rinunciare a momenti di pura e sana inquietudine, ma svelando retroscena “tecnologici” e allontanandosi decisamente dalle suggestioni esoteriche per cui la serie è diventata famosa in Occidente. Con Loop Koji Nakata chiude il cerchio e stravolge nuovamente tutto, abbandonando quasi completamente temi e atmosfere dei primi due libri.

Loop non è neanche lontanamente un racconto dell’orrore, se non per il retrogusto amaro e inquietante con cui presenta le sue teorie, i suoi personaggi e i suggestivi dubbi che l’autore pone sulla natura stessa della razza umana. In compenso, è un romanzo coraggioso, proprio perché spiazza negando – o comunque rielaborando in una chiave totalmente diversa – praticamente tutto ciò che ci è stato raccontato in precedenza.

Lo stesso aspetto investigativo del racconto, unica vera costante dei primi due libri, viene qui messo in disparte e ridotto alla semplice presenza di un mistero da svelare. Un mistero la cui soluzione è chiara al lettore ben prima di quando lo diventi per il giovane Kaoru, ennesimo protagonista spento e abbattuto, sconfitto da una vita contro cui tenta disperatamente di combattere.

Al di là dell’insoddisfazione che il rimescolamento delle carte può generare in chi aveva gradito i primi due libri, il vero problema di Loop sta nello stile glaciale, asettico, con cui Suzuki racconta i suoi personaggi. Tanto bene funzionava nel rendere l’atmosfera morbosa dei primi due libri, quanto poco riesce a trasmettere l’estremo senso di melodramma che qui fatica ad emergere, e riesce solo a farsi percepire sottopelle.

Ma in ogni caso Suzuki ha la mia stima, perché non si è adagiato sul successo del primo libro e ha invece avuto il coraggio di stravolgere tutto e stupire con tre romanzi diversi fra di loro in maniera anche radicale. Loop si rivolge solo e unicamente a chi ha letto e gradito i primi due episodi, ma allo stesso tempo ne schiaffeggia le aspettative e nega loro la possibilità di ritrovare ciò che hanno amato. Il rischio di rimanere delusi è forte, ma mi riesce difficile non apprezzare la scelta.

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