Ratatouille

Ratatouille (USA, 2007)
di Brad Bird
con le voci di Patton Oswalt, Ian Holm, Lou Romano, Peter O’Toole, Janeane Garofalo, Brad Garrett, Brian Dennehy

Nato come primo lungometraggio da solista per Jan Pinkawa (che in passato aveva diretto l’ottimo cortometraggio Geri’s Game), Ratatouille ha goduto dell’essere stato raccolto in corsa dal talentuoso Brad Bird. E il regista de Il gigante di ferro e Gli Incredibili ha dimostrato ancora una volta di essere il più “grosso” autore sulla piazza dell’animazione occidentale.

Pur non scaturito dalla sua testa, Ratatouille porta chiaramente impresso il suo marchio, fatto di narrazione per adulti tenera e ammiccante, che ipnotizza il bambino ma solo di fronte a un pubblico maturo svela tutte le sue carte. Bird parla un linguaggio semplice e al tempo stesso articolato, mette in scena ratti che si muovono in branco con dinamiche schifosamente credibili e cucine organizzate in maniera realistica. Dipinge una storia dai toni fiabeschi ancorandola alla realtà, rendendola divertente e colorato luna park ma anche solido e maturo racconto.

Ratatouille schiva poi il classico buonismo Disneyano in maniera mirabile, senza aver per questo bisogno di ricorrere a rutti, scorregge e citazioni stantie. Bird non prova a raccontarci che chiunque può farcela, ma inneggia anzi al valore del talento, potenzialmente di tutti, effettivamente di pochi. Mostra un personaggio che, come spesso accade, sceglie di aprirsi, mettersi a nudo, raccontare la verità… e per questo finisce abbandonato malamente dai suoi amici. Chiude con un lieto fine rassicurante, ma che giunge solo dopo un atroce fallimento, materiale se non morale. Insomma, va perfino oltre il già lodevole anticonformismo che da sempre caratterizza i film Pixar.

Anticonformismo che si manifesta anche nelle scelte visive, nel mettere in scena ratti (ratti, non topi, RATTI) parlanti che meno umanizzati di così sarebbe stata davvero dura, nella regia ricercata e virtuosa, al suo apice in quella musicale e meravigliosa scena della scoperta di Parigi. Ratatouille è una gioia per gli occhi non solo per la strepitosa tecnologia, ma per il gusto con cui viene utilizzata, per il taglio registico moderno e ricercato, per la capacità di far recitare i personaggi in maniera efficace e deliziosa.

Remy occhieggia e si esprime con piccoli gesti e sguardi significativi, recita senza mai andare sopra le righe e interpretando il suo personaggio in maniera incredibile. E tutto questo avviene grazie a un’attenzione per il dettaglio viva in tutti gli aspetti del film, a partire dalle trovate di sceneggiatura, dal modo in cui con piccoli accorgimenti anche le situazioni più assurde vengono rese coerenti e credibili. Ratatouille, insomma, è un grandissimo film, poetico, appassionante, divertente, che ha forse il solo “difetto” di partire da premesse non proprio originali, ma anche la saggezza di svilupparle in maniera tutt’altro che canonica.

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2 pensieri su “Ratatouille”

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