Forbidden Siren 2

Siren 2 (SCE, 2006)
sviluppato da SCEJ – Keiichiro Toyama

Forbidden Siren 2 è il seguito che tutti vorremmo essere, il figlio che tutti vorremmo avere, il nipote a cui tutti vorremmo raccontare le favole. In un mondo in cui il numero 2 sta a indicare sempre, regolarmente, la stessa roba di tre anni prima, con qualche dettaglio in più, qualche spigolo in meno e un pezzetto di storia appiccicato con lo sputo, Keiichiro Toyama butta lì così, con indifferenza, un sequel come non se ne fanno mai, che rielabora e reimpasta, reinventa e riscrive, lavora di fino e mette a posto. E il risultato, per la seconda volta, è uno fra i più folgoranti esemplari di orrore digitale, affascinante e stupefacente tanto quanto la prima e, vedi un po’, sufficientemente gentile da volersi rendere anche più accessibile.

Che poi, intendiamoci, accessibile per modo di dire: se l’unica concezione possibile di gioco horror è costituita da un veloce slalom fra zombi e mostri assortiti, difficilmente si troverà la forza di giocare a Siren 2, tanto quanto non la si trovava col precedente. Certo, avendo voglia di affrontare un gioco vero, invece che uno slideshow di mostri, con Siren 2 si trova un’esperienza dalla difficoltà abbordabile, dal sistema di controllo messo a punto, che chiede impegno e dedizione, ma non porta all’isterica paranoia del primo episodio. A meno che uno non sia masochista e voglia giocarselo al livello di difficoltà più alto, ci mancherebbe.

Siren 2 prende il giocatore per mano e lo strattona violentemente, gli sbatte in faccia dei nemici intelligenti e cazzuti e lo mette, tanto quanto il suo paparino, in una situazione priva di controllio, in balia del male e del destino. Poi, però, con calma e raziocinio, ci si impadronisce del sistema, si colgono le sfumature e, esattamente come nella cittadina di Hanuda, si prende in mano la situazione, rispondendo al male colpo su colpo e arrivando fino a ricacciarlo nell’inferno da cui è uscito.

Tutto questo vivendo un’altra struggente, malinconica, convulsa e perversa storia di morte e malattia a mandorla, forse meno incisiva rispetto a quella del primo episodio, meno capace di toccare i sentimenti con il suo melodramma strappalacrime, ma altrettanto subdola, inquietante, appassionante per il suo lento, schizofrenico, frammentario e sistematico dipanarsi. Ma, ovviamente, Siren 2 non è solo narrazione. Anzi.

Siren 2 è anche e soprattutto un seguito capace di staccarsi nettamente dal predecessore, di evitare il senso di già visto e allo stesso tempo non tradire il succo e la sostanza. Poche, pochissime le missioni che si giocano come quelle di Kyoya Suda e compagni. E se da una parte si sente un po’ la mancanza di quello stealth esasperato e di quei complicati e soddisfacenti enigmi, dall’altra c’è la gioia di un’esperienza quasi del tutto nuova.

Nuova nello sfruttare e sviscerare il concetto di Sightjack oltre i suoi limiti, fino ai geniali picchi dei livelli che coinvolgono il mezzo cecato Shu Mikami. Nuova nel dare fin da subito ai personaggi la capacità di difendersi, rispondere e reagire (talvolta anche con la brutalità delle forze armate), mettendoli però comunque in situazioni limite fatte di pericoli annidati nel profondo, di accompagnatori indifesi da salvare, di misteri nascosti da svelare.

Nuova, come detto, nella scelta di accogliere con più generosità il giocatore, salvando e memorizzando a ogni respiro qualsiasi progresso compiuto, rendendo la morte un evento più raro e strettamente legato agli errori di chi gioca. Ma, siccome bastardi ci si nasce e ci si rimane, non mancano le sferzate di crudeltà, sotto forma di caos svolazzante che non illustro per non svelare brani di racconto, ma che i coglioni, a tratti, li rompe per davvero (e posso solo immaginare che spina nel fianco sia a livello Hard).

Forbidden Siren 2, insomma, è un altro gioiello, adorabile anche e soprattutto per la sua imperfezione. Meno sporco, rozzo e geniale del predecessore, ma altrettanto convincente nella sua schizofrenica ricerca dello spiazzante, del nuovo e del diverso. Esplora confini ignoti sul piano ludico e narrativo, osa battere piste che altri manco potrebbero immaginare, innova come quel coglione di David Cage non sarebbe mai in grado di concepire. Merita rispetto e adorazione, perché di roba così ce n’è proprio pochina.

P.S.
Forbidden Siren 2 è talmente cazzuto e avanti che si vede bene pure sul plasma 50 pollici con collegamento scart. Immagino accada grazie al meraviglioso stile grafico, fatto di texture talmente belle da mozzare il fiato, nebbia inesorabile, rumore video e retini. Non si capisce dove finisca lo stile e dove cominci l’artefatto, ma perlomeno non si ha l’impressione di vomito che altri giochi invece danno sulle TV della next generaziòn. La confezione “sacca di sangue”, invece, è una roba per la stampa. Chi non ce l’ha, rosichi pure.

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2 pensieri su “Forbidden Siren 2”

  1. sono oltremodo d’accordo con questa critica. Purtroppo ho letto che per molti forbidden siren 2 è un gioco noioso, non pauroso e con un pessimo controllo e un sonoro mediocre.che dire.. posso dire che i controlli non sono il massimo ma sicuramente c’è di molto peggio e cmq per un survival horror non vorrei dei controlli troppo sgravanti..se no che gusto c’è?PS: david cage non è un coglione..un gioiello come farhenheit, per quanto migliorabile, è un’esperienza unica.

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  2. Sinceramente trovo che Fahrenheit sia un gioco abbastanza mediocre e “bugiardo”.Ha un avvio strepitoso, la parte ambientata nel bar è splendida da giocare (pur con qualche difetto fastidioso) e in generale il soggetto da cui prende il via la storia è ottimo. Ma è bugiardo, perché va tutto in vacca ad una velocità pazzesca, sia come sceneggiatura, sia come impianto di gioco, che praticamente svanisce nel giro di mezzora, per lasciare spazio a filmati e “quick time event” lunghi, noiosi e ingiustificati.Fahrenheit è un film che crede di essere adulto e ha invece la profondità dell’ennesimo raccontino per adolescenti (ah, ma certo, siccome c’è il vicino di casa gay e c’è una scena di sesso è adulto), è un gioco interessante nelle prime due o tre ambientazioni, e poi fa svanire tutta quella profondità per diventare una roba di un piattume e di una linearità devastanti.E David Cage è un coglione per modo di dire, in realtà è un gran furbo. Dice di voler creare un sistema di controllo innovativo, lo progetta, e poi cancella tutto per farti usare destra e sinistra invece che cerchio e triangolo. Promette che i quick time event saranno due o tre e poi realizza una seconda metà di gioco in cui praticamente non si fa altro.Ma no, mi fermo, non ho voglia di farmi tirare dentro l’ennesima discussione. 😀Se a te è piaciuto, buon per te, hai trascorso delle ore piacevoli con un gioco che a me non ne ha date. 🙂P.S.Qui c’è una recensione di Fahrenheit che non approfondisce alcuni aspetti, ma con cui sono sostanzialmente d’accordo: < HREF="http://qb3project.net/works/ring/text/ring100.zip" REL="nofollow">Ring 100<>

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