Superman Returns

Superman Returns (USA, 2006)
di Bryan Singer
con Brandon Routh, Kevin Spacey, Kate Bosworth, James Marsden, Parker Posey, Frank Langella, Sam Huntington, Marlon Brando

Rivisto a oltre un anno di distanza dalla prima volta, Superman Returns appare ancora più solido e convincente nella sua natura di film fuori dal coro della bolgia di supereroi cinematografici degli ultimi anni. Fuori dal coro perché lontano da tanti suoi “colleghi”, compresi i due X-Men firmati dallo stesso regista, nella concezione, nelle intenzioni, nello stile. Singer dà fondo a tutto il suo talento visivo e mette in scena un personale e sentito omaggio a due pellicole del passato, senza per questo rinunciare alla modernità e alla sua personalità.

Superman Returns è infatti un colossale inchino nei confronti dei film di fine anni Settanta cui fa da seguito e riesce incredibilmente bene a replicarne cifra stilistica, tempi narrativi, umorismo. Gli attori, tutti nuovi a parte un Marlon Brando d’archivio, si calano alla grande nei panni di chi sostituiscono, le musiche riarrangiano temi noti, le scene clou ricalcano quelle già viste a suo tempo e lo stesso intreccio ricorda in più punti gli sviluppi del primissimo episodio di Richard Donner.

E se da una parte tutto ciò potrebbe essere visto come un evidente limite, dall’altra ci regala un film fuori dal tempo, quasi classicheggiante, che rifiuta le derive cupe e adolescenziali e regala invece una storia intensa, toccante, dai ritmi pacati e avvolgenti. E Singer non si fa da parte, anzi, marchia comunque a fuoco la pellicola col suo stile, la sua cura per l’immagine, la sua capacità di dare vita ad affreschi affascinanti ed evocativi.

Superman Returns è un film che non si svende ai fan e non si stupra per infilare nelle sue oltre due ore più personaggi possibile, ma allo stesso tempo mostra amore e rispetto per il personaggio. E ovviamente l’appassionato scassacazzo si inacidisce spaccando il capello in quattro e non riesce a godersi le tante, piacevolissime proprio perché tutt’altro che didascaliche, strizzatine d’occhio. Non riesce a godersi un film che ha il coraggio di prendersi i suoi tempi e raccontarsi col giusto ritmo, che sa essere spettacolare su sequenze come quella dell’aereo e toccante nel dipingere lo sguardo pacioccoso del bimbo di Lois Lane, il senso di non appartenenza del figlio di Krypton, la meraviglia negli occhi dell’uomo comune di fronte a un alieno svolazzante. E che, cosa non da poco, ha il coraggio di mettere in scena un finale quasi minimalista, senza travolgenti picchi d’azione, tutto incentrato sui personaggi.

A margine, il Blu-ray di Superman Returns fa un po’ cacare. Forse non tanto quanto alcuni sostengono, anche perché i problemi mi sembra possano essere assai limitati smanettando un po’ su contrasto e luminosità, ma certo tutta quella grana sulle tante immagini cupe e tutti quei fastidiosi artefatti nelle sequenze subacquee dan fastidio.

2 pensieri riguardo “Superman Returns”

  1. Non sono molto d’accordo sul merito del film (che ho trovato un po’ stridente nel contrasto tra impegnati accenni cristologici e inevitabili pacchianate da cinefumetto – il piano di Lex), ma su quello pesa anche il fatto che non abbia mai digerito Supe in tutte le sue salse.Sul blu-ray, invece, confermo: fa davvero pena. Problema che, mi dicono, sembra comune a molti BD Warner.

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  2. Ma sai, il piano di Lex alla fine è una rielaborazione di quello che metteva in piedi nel primo film (lo sventramento della faglia di Sant’Andrea) e rientra alla fine nei limiti dell’operazione, del volersi rifare a un film di trent’anni fa, con le sue ingenuità e le sue assurdità.Io però non l’ho trovato particolarmente fuori posto, forse perché l’atmosfera sognante e soffusa mi ha preso fin da subito.Per quanto riguarda il BD, sarei curioso di vedere com’è la versione su HD DVD (ma certo non la compro per questo :D).

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