Eurobasket 2007 – Considerazioni finali

La Spagna campione del mondo, che gioca un basket stellare, che affronta gli europei in casa e col cammino facile, che batte per l’ennesima volta una Grecia eroica e mai doma, in una partita bellissima e che per certi versi ha ricordato la vittoria di misura sull’Argentina nella semifinale dell’anno scorso. La Spagna fortissima, bravissima e bellissima, che inizia la finale dominando e tentando gli alley-oop dietro la schiena contro una Russia che ci mette l’impegno ma non sembra all’altezza. La Spagna che si fa rimangiare il vantaggio e gioca punto a punto. La Spagna che tira il 20% da due. Venti per cento. Sette su trentacinque. La Spagna che va sotto di uno, affida il tiro della vittoria a Gasol e lo vede sputato dal ferro. La Spagna che per la sesta volta perde in finale agli europei.

Lode alla Russia, che vince di cuore e fotta, dopo essere sopravvissuta a un quarto di finale tremendo e a una semifinale in cui ha mandato la Lituania fino a quel momento imbattuta sotto di 19 e ha poi resistito a una rimonta spezzagambe. Lode a David Blatt, che sconfigge quel rosicone di Pepu Hernandez con una squadra che vale la metà. Ma lode anche ai lituani, che hanno fatto un signor torneo nonostante uno Jasikevicius per larghi tratti a mezzo servizio e hanno conquistano podio e Pechino. E lode infine alle squadre che vanno al preolimpico dell’anno prossimo (Grecia, Germania, Croazia, Slovenia).

Gli sloveni, fra l’altro, hanno sfiorato il capolavoro: dopo averne vinte cinque in fila, stavano per perderne quattro di seguito e restarci con un palmo di naso, e invece sono riusciti a far ceffare nuovamente la qualificazione a Tony Parker. Per il francesino sanguinosi i tiri liberi sbagliati nel finale di ben due partite perse, in particolare quelli ai quarti con una Russia dominata per ampi tratti (liberi comunque decisivi in negativo anche per la Croazia, che esce contro la Lituania sugli errori dalla lunetta di Planinic).

Slovenia, si diceva, davvero a un passo dalla barzelletta per l’incapacità di gestire i finali: al di là della partita vinta con noi sulla tripla di Lakovic dopo essersi fatti rimontare l’impossibile, il botto vero arriva nel quarto di finale con la Grecia: questi stavano sopra di 16 a sei minuti dalla fine e di 10 a due minuti dal termine. E han perso di 1, con tripla di Lakovic sbagliata allo scadere. Bravi i greci a non mollare mai, a difendere come ossessi e a mettere tiri assurdi, eh, però qui c’è qualcosa che non va.

Complessivamente, comunque, è stato un gran bel torneo, se non sempre per la qualità del gioco, di sicuro per le emozioni che le varie partite hanno saputo regalare, con tante rimonte incredibili e con una marea di scontri decisi all’ultimo tiro. Si è giocata quasi sempre una difesa asfissiante, e in generale si son viste delle belle squadre, che l’anno prossimo daranno ancora spettacolo (assieme a USA, Argentina e un’eventuale altra in arrivo dall’America, anche se forse solo un Brasile al completo può pensare di giocarsela a questi livelli).

La sconfitta in finale non cambia l’impressione sulla Spagna, che ha la “fortuna” di aver portato a maturazione i propri campioni in un momento storico a dir poco propizio, in cui le grandi squadre degli anni passati vagano nella zona morta che sta fra l’appagamento per le vittorie ottenute e lo sfiatamento degli uomini chiave. Non che ad Argentina, Grecia e Lituania manchino giovani interessanti, ma soprattutto le ultime due in questi ultimi due anni hanno dato qualche segnale di schianto un po’ troppo grosso per essere ignorato (in particolare la Grecia, che per di più fra un anno non sarà certo più giovane e, se dovesse arrivare a Pechino, lo farebbe con anche un preolimpico sulle spalle).

Impossibile non considerarle ancora tutte fra le grandi potenze, ma la Spagna mi sembra un (mezzo, via) gradino sopra, anche se probabilmente l’Argentina a pieni ranghi e gli USA, se si portano la squadra di quest’estate, più magari uno o due lunghi di peso, sono all’altezza (oddio, degli USA davvero completi sarebbero probabilmente più forti, eh, anche se le solite difficoltà culturali e regolamentari livelleranno come sempre la situazione). Detto questo, non posso negare la soddisfazione per l’esito della finale, perché davvero gli spagnoli non li sopporto più. Già ai tempi di Atene, quando uscirono contro gli USA, non si poteva davvero sentire l’allenatore che rosicava su “e la formula è sbagliata, e ne abbiamo persa una sola, e siamo più forti noi, e gne gne gne”, ma adesso che vincono e spaccano hanno un atteggiamento inguardabile. E quindi ben venga lo schiaffone umiliante in casa, oh.

Peraltro la formula di questo torneo mi è parsa sbagliata per davvero, neanche troppo per le solite questioni di girone e calendario facile per i padroni di casa (Israele e Portogallo, eh, ma anche un giorno di riposo dopo ogni turno), che obiettivamente ci stanno, quanto piuttosto perché in un torneo così massacrante avere un giorno di sosta in più fa troppo la differenza. E infatti, sarà un caso, ma in finale ci sono arrivate le due squadre che hanno riposato prima della semifinale, mentre per esempio la Lituania è uscita alla terza partita in tre giorni (al che uno si chiede pure a cosa serva vincere il girone, se manco ti avvantaggia sul piano del calendario). Forse era meglio la formula usata fino a due anni fa, con lo spareggio secco al posto del secondo girone.

I risultati ottenuti dagli spagnoli in questi anni, comunque, dovrebbero dar da pensare a noi, che in fondo saremmo teoricamente dove loro stavano qualche anno fa: con una nuova squadra in rifondazione e con tanti giovani di talento. Certo, Gasol al suo primo europeo da protagonista fece il botto e guidò la squadra all’argento da capocannoniere, mentre Bargnani ha fatto un po’ pena, ma il succo rimane quello. Sulla carta, fra due/tre anni noi potremmo essere lì, a giocare per l’oro in tutte le competizioni. Ce la faremo? Boh. Nelle varie partite qualche lampo di grandezza si è visto, qualche momento in cui piazzavamo parziali senza senso, sprazzi di gioco fuori dal normale. Lavoriamoci su e speriamo in bene.

Di sicuro, comunque, ripensando a questo europeo, non si può fare a meno di pensare a quanto abbiano pesato gli episodi. Due/tre tiri usciti o entrati in maniera e in direzione diversa, e adesso saremmo perlomeno al preolimpico. Senza contare la preparazione andata a puttane fra infortuni e acciacchi e l’importanza delle assenze di Rocca e Gallinari. Quanto avrebbero dato entrambi sotto canestro è incalcolabile, quanto avrebbe potuto migliorarci in attacco e in difesa il secondo, pure.

E lo stesso Bargnani, obiettivamente, è probabile che fosse più infastidito dalla lombalgia di quanto si sperava, perché in molte partite, Germania compresa, andava via al difensore come niente, ma poi sbagliava tiretti facili, da smarcato, che normalmente mette in scioltezza. Senza contare il fatto che probabilmente lui più di tutti, da giocatore particolare quale è, ha patito la preparazione a singhiozzo e la difficoltà nell’inserimento. Ma, il punto è sempre quello, inutile stare a menarsela su queste cose, anche perché poi, obiettivamente, se gli episodi sfortunati ci avessero detto bene, sarebbero stati gli avversari a poterci rosicare su.

Meglio pensare alle partite che abbiamo perso da polli, a quanto siamo stati in grado di sprecare in attacco le buone cose che facevamo in difesa, a quante fesserie abbiamo commesso nei match persi giocando punto a punto. Certo, siamo in buona compagnia, in questo, ma resta il fatto che l’anno prossimo saremo in vacanza assieme a francesi, turchi e serbi. E in questo le colpe son di tutti, perché è vero che Recalcati qualche scelta sembra averla sbagliata in pieno (l’aver lasciato a casa Hackett, che col senno di poi sarebbe potuto servire, il non aver dato nemmeno un minuto a Crosariol nell’ultima partita, l’aver provato Bargnani in difesa su Nowitzki, il non essere riuscito a motivare davvero i suoi perché dessero il massimo in ogni momento, come tante volte ha invece fatto in passato), ma è vero anche che non deve certo essere il C.T. della nazionale a insegnare ai giocatori come si fa il tagliafuori, come si va a rimbalzo, come si gestiscono gli ultimi minuti di gara.

Inutile rimuginarci su, è finita ed è finita male. L’abbiamo presa in culo, ce la portiamo a casa e non ne faremo tesoro, perché questa è la nazionale italiana, perché la nazionale italiana è così. Nei secoli dei secoli, amen.

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2 pensieri riguardo “Eurobasket 2007 – Considerazioni finali”

  1. Bargnani… l’ho visto in certe azioni andare via, liberandosi di due/tre avversari con la maestosita’ di Hakeem Olajuwon, e poi sbagliare scompostamente sparando via il pallone come Fantozzi. Recalcati si metteva le mani nei capelli, confortato da Dinone Meneghin. Non so, mi ha quasi dato l’impressione di non avere il pieno controllo dei propri mezzi fisici. Forse a quell’eta’ e’ possibile, o forse era l’infortunio.

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  2. Non so che dire, io ho visto qualche sua partita coi Raptors e quei tiri in genere li mette. Probabilmente i problemi fisici erano molto fastidiosi e magari pagava anche un po’ la pressione di essere il messia di turno…

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