La ragazza dello Sputnik

Supûtoniku no Koibito (Giappone, 1999)
di Haruki Murakami

Nella primavera del suo ventiduesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della sua forza, attraverò il Pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica città-fortezza. Fu un amore straordinario.

In questo modo adorabilmente delirante si apre La ragazza dello Sputnik, secondo libro di Haruki Murakami su cui metto le mani e nuova piacevolissima, intensa e toccante lettura, fra l’altro anche un filo meno logorroica rispetto a Tokyo Blues – Norwegian Wood. Si parla di amori non corrisposti e dell’impossibilità di corrisponderne. Di persone radicalmente trasformate da eventi drammatici della loro vita e dell’inutile tentativo di “salvare” chi si ama.

Un libro malinconico e struggente, che rapisce per la capacità di creare un mondo surreale e sovrapposto a quello di tutti i giorni, per la semplicità verace con cui racconta di viaggi in giro per il mondo e per l’assurda peculiarità dei suoi protagonisti. Murakami oscilla fra la commedia romantica, l’intenso melodramma e addirittura la fantascienza, creando un efficacissimo mix, che fa probabilmente genere a sé.

E il risultato è un fantastico libretto, ricco di spunti interessanti, che racconta di passioni e misteri, di sogni infranti ed emozioni appassite. E in mezzo ci finisce pure un pizzico di thrilling, buttato lì, così, e destinato a sfumare nel nulla amaro e senza soluzione, se non quella fornita all’immaginazione del lettore da alcuni indizi abilmente e abbondantemente sparsi in giro. Ma è poi davvero importante, scoprire dove si nasconde la verità?

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3 pensieri su “La ragazza dello Sputnik”

  1. Ammettilo che mi segui in libreria! Va bene Pratchett e non parliamo neanche delle schifezze di Brown; passi Lansdale,Suskind e Harper(adoroquelibro)Lee… ma si comincia ad esagerare quando acquisto il libro di Susanna Clarke e trovo il tuo post, finisco Delitto&Castigo e leggo puntuale la tua recensione, mi porto a casa La ragazza dello Sputnik e indovina un po’?fREEfALL

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