La settimana a fumetti di giopep – 26/08/2007

Novità
Tezuka secondo me *****
Questo si merita un post a parte, in arrivo a breve.

Y: The Last Man #9: “Motherland” (L.O.) *****
Giunte ormai al nono volume, le vicende dell’ultimo (o quasi) uomo rimasto sulla Terra continuano a non mostrare evidenti segni di cedimento e rimangono anzi una fra le letture più piacevoli sulla piazza. Si respira forse solo quella tipica aria da “ci siamo quasi”, ed è proprio evidente, se penso che quando ho letto il paperback ancora non sapevo di avere fra le mani il penultimo ciclo narrativo (o terzultimo, insomma, del resto mancan dodici numeri). Brian K. Vaughn getta sul tavolo le sue ultime carte e prepara le pedine per il ciclo finale, che si preannuncia esplosivo, vuoi per i tanti misteri da risolvere (ma avremo davvero tutte le risposte?), vuoi perché in ogni caso la curiosità di scoprire dove si voglia andare a parare è ormai quasi insopprimibile.

Antiquariato
Aquaman #13/14 (L.O.) ***
Due episodi di transizione, a fare da raccordo fra Rick Veitch e John Ostrander. Molto, davvero molto riuscito e ben scritto il primo, sulle vicende di una famiglia in pericolo di vita nel bel mezzo di una furiosa tempesta, decisamente meno gustoso il secondo, impacciato riassunto delle puntate precedenti.

Aquaman: American Tidal (L.O.) *****
Impressionante quanto una manciata di episodi scritti da Will Pfeifer riescano a cancellare per intensità, ritmo, potenza dei temi trattati l’intero ciclo di Rick Veitch. American Tidal è una gran bella storia, che inizia col botto e prosegue in un gran crescendo, senza aver bisogno di supercattivi da combattere o di colpi di scena stravolgenti. Racconta semplicemente di bei personaggi messi in una situazione di estrema crisi e di temi importanti trattati con gusto. E si concede anche il lusso di buttare lì un buon punto di partenza per sviluppi futuri. Complimenti a Pfeifer e complimenti a Patrick Gleason, che sembra un po’ un clone di Doug Mahnke, ma funziona molto bene.

Aquaman #21/31 (L.O.) ****
Cambiano gli sceneggiatori (da Pfeifer a Ostrander e poi Arcudi), ma non l’eccellente modo in cui i semi gettati da Pfeifer in American Tidal vengono fatti germogliare. San Diego si è ritrovata improvvisamente sepolta sotto tonnellate d’acqua oceanica e gli abitanti stanno affrontando la loro nuova condizione di vita. Con fra le palle Aquaman, una lunga serie di loschi personaggi che vogliono inzupparcisi e l’ovvia degenerazione a cui la natura umana ci costringe sempre (o perlomeno questo sembrano pensare gli sceneggiatori del mondo intero: mai che vada tutto liscio, in un ambiente ristretto popolato da uomini!)

Steampunk #6/12 (L.O.) ***
Con questo secondo atto di una trilogia poi rimasta incompiuta, Steampunk continua a non convincermi fino in fondo. E francamente fatico a cogliere davvero il motivo: i disegni di Chris Bachalo sono come sempre splendidi, la narrazione non ingrana subito, ma quando parte ha un gran bel ritmo, il mondo fantastico c’è ed è ben caratterizzato e i misteri sono intriganti. Forse mancano un po’ di carisma i personaggi, o forse non è proprio il mio genere di storia, effettivamente troppo contorta nello stile narrativo. Di certo, sono in buona compagnia.

The Flash: Rogue War (L.O.) ****
Geoff Johns e Howard Porter chiudono la loro gestione col botto, tirando le fila di tutti i discorsi lasciati in sospeso e regalando una storia avvincente, tiratissima, ricca di colpi di scena, affascinante nel modo in cui sviluppa la psiche dei vari personaggi e soprattutto strapiena di cattivissimi che si prendono a ceffoni e vogliono fare il culo a Flash. Spettacolare, tesa, ricca d’azione e divertente per gli sviluppi dei paradossi temporali. Promossa.

The Flash #226/230 (L.O.) **
Una chiusura indecente per una serie gloriosa. Meno male che poi han cambiato idea.

Wonder Woman: The Bronze Doors (L.O.) ***
Ultima saga “indipendente” di Rucka prima del definitivo tuffo nel turbine di crossover legati a Infinite Crisis, The Bronze Doors mi ha lasciato un po’ addosso un’impressione di tirato via, di “chiudiamo tutto come si riesce che poi bisogna pensare ad altro”. Ma del resto è un po’ tutta la gestione Rucka che, pur valida, piacevolissima da leggere, con momenti davvero riusciti, mi sembra non riuscire mai a sbocciare davvero, a sfruttare fino in fondo il grosso potenziale che mostra.

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