4400 – Stagione 1


The 4400 – Season 1 (USA, 2004)
creato da René Echevarria e Scott Peters
con Joel Gretsch, Jaqueline McKenzie, Patrick Flueger, Laura Allen, Mahershalalhashbaz Ali, Conchita Campbell, Peter Coyote, Bill Campbell, Chad Faust

Nell’estate del 2004, senza alcun preavviso, le 4400 persone che nel corso dei decenni sono cadure vittime di presunti rapimenti alieni riappaiono tutte assieme, per nulla invecchiate. E alcune di loro iniziano a manifestare super poteri d’ogni tipo. Così il mondo si ritrova improvvisamente popolato non solo di super esseri, ma anche di persone giunte da epoche diverse, che devono provare a reinserirsi in vite per alcuni ormai distrutte. Su tutto questo viene chiamato a indagare e vigilare un organismo governativo, del quale due membri finiscono per essere legati emotivamente ad alcuni “ritornanti”.

Questi gli elementi alla base di 4400, che vanno a formare un bel calderone di temi e filoni fantascientifici. Da una parte i viaggi nel tempo e l’incredibile serie di paradossi che ne possono nascere, dall’altra la nascita di super esseri in un mondo che non ne ha mai conosciuti prima, in mezzo un accenno a un classico senza tempo: i rapimenti alieni, le abduction, con però gli “abductee” che stavolta diventano “returnee” tutti assieme. Un frullato mica male.

Purtroppo, però, l’episodio pilota è un perfetto esempio di quanto una realizzazione mediocre possa mandare in vacca un ottimo soggetto, ricco di idee interessanti e capace di mescolare in maniera originale e innovativa una marea di tematiche già viste mille altre volte. Una sceneggiatura discutibilissima nella gestione di tempi e ritmi, una scrittura dei dialoghi ampiamente rivedibile, una messa in scena dalla povertà imbarazzante, una regia piattissima, la cui unica cifra stilistica sembra essere una terribile ripresa dal basso che nemmeno il peggior Tony Scott anni Ottanta: questi sono gli ingredienti dell’episodio pilota più… televisivo che mi sia capitato di vedere da non so quanti anni a questa parte.

Per fortuna, però, le cinque puntate della prima stagione di 4400 mettono in mostra anche un discreto crescendo. Se già nel secondo episodio, pur con una moralina finale dalla deprimente pochezza, si vedono i primi segnali positivi, è nei seguenti che il serial ingrana e prova a sfruttare il suo indiscutibilmente notevole potenziale di crescita. Perché è ovvio che con tanti possibili filoni narrativi da sfruttare, oltretutto messi in mano a un gruppo di autori che vanta reduci da alcune fra le principali serie del fantastico anni Novanta, sia lecito attendersi qualcosa in più.

E allora, perlomeno, se dal punto di vista del “freak of the week” non si vede, per il momento, nulla che un qualsiasi appassionato di fumetti (ovvero una buona fetta di target) non abbia letto più e più volte, perlomeno si intravede la voglia di sfruttare anche il tema dei paradossi temporali. E non a caso fra i personaggi più riusciti c’è Richard Tyler, soldato di colore zompato dalla Guerra di Corea a oggi, innamorato della nipote di colei che amava già cinquant’anni prima.

E molto interessante sembra anche l’affresco narrativo generale, che si appoggia sulla tematica degli esseri fuori dal comune ospitati malvolentieri da un mondo che li teme e li odia. Un pretesto narrativo sempre molto efficacie, nonostante inizi a sembrare davvero visto e stravisto, vuoi per il successo cinematografico degli X-Men, vuoi per i tanti serial disegnati che lo sfruttano (peraltro praticamente tutti scritti da J. Michael “Babylon 5” Straczynski).

Nel complesso, comunque, questa brevissima stagione d’esordio di 4400 va ben lontano dall’entusiasmare, anzi, da un certo punto di vista delude abbastanza. Allo stesso tempo, però, mette davvero parecchia carne sul fuoco, propone un po’ di idee interessanti e mostra un discreto potenziale. Inoltre, con una mossa finale a sorpresa, sceglie di giocarsi subito la carta del mistero e svela all’improvviso il segretone, bruciandosi il pretesto narrativo della verità “là fuori” e respingendo con forza scomodi paragoni. Alla fin fine una certa curiosità di vedere come prosegue me l’ha lasciata addosso. E francamente, subito dopo aver visto il tremendo episodio pilota, non ci avrei scommesso un soldo.

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