Black

Black (EA, 2006)
sviluppato da Criterion – Alex Ward

Il primo impatto con Black è straniante. Sei lì, buttato nel mezzo dell’azione, in questo scenario da guerriglia urbana, e l’istinto, addestrato da anni di FPS tutti uguali, è di muoverti con circospezione, cercare l’instant kill alle spalle, nasconderti dietro un muro o una macchina devastata. Poi, però, vedi come si evolve la situazione, ti rendi conto di quanti danni puoi fare con le tue armi, capisci che i nemici sono davvero troppi per affrontarli con calma, e improvvisamente ti rendi conto di stare giocando a un Serious Sam col vestito buono.

E allora salti fuori dal nascondiglio, appoggi il dito sul grilletto di destra e non lo stacchi più, se non per premere al volo quello di sinistra o, al massimo, concederti un attimo di pausa per ricaricare, o magari per passare al volo da un’arma di distruzione all’altra. Poi prosegui nel gioco, affronti nuove missioni e ti ritrovi sotto il fuoco di un cecchino. “Caspita, devo muovermi con calma, fra i fili d’erba, nascondendomi dietro i pochi ripari. Uhm… Ma sì, ma vaffanculo, in piedi, giù di corsa, bomba a mano nella finestra e via!”

E poi lo raccogli anche, il fucile da cecchino, e per una manciata di minuti, caspita, ti ritrovi a cecchinare da un riparo nascosto, comportandoti come in uno di quei giochi intelligenti, quelli stealth. Pum, e vai avanti, pum, e vai avanti, pum, e vai avanti. Vai avanti fino a che non ti ritrovi lì, appoggiato per terra, un lanciarazzi. Con il quale devi fare le stesse cose che facevi col fucile da cecchino. Black, un gioco in cui le missioni di cecchinaggio si affrontano col bazooka.

Distruzione totale, insomma, dall’inizio alla fine, quasi senza soluzione di continuità. Black è un gioco scemo e ignorante, nell’accezione più positiva che sia possibile dare a questi due termini. Uno sfogo divertente e cazzaro, che impone ben pochi attimi di riflessione e limita i bivi di gioco a cose tipo “vado a destra o a sinistra?” e “entro nella casa col mitra spianato o mi limito a buttarci dentro una bomba a mano?”

Nemici come se piovessero, alcuni pronti a vendere cara la pelle, altri col semplice ruolo di carne da macello, una montagna di elementi di sfondo pronti ad essere devastati (influenzando di conseguenza le meccaniche degli scontri) e un’intreccio narrativo esile come un foglio di carta sono le caratteristiche principali dell’esperimento di Criterion. C’è molta linearità e la maggior parte degli eventi “esplosivi” sono, se non forzati, ampiamente previsti dagli sviluppatori. Questo, oltre a un paio di punti in cui i nemici – in controtendenza con tutto il resto del gioco – “barano” rinascendo come funghi, stona un po’.

Ma il mix, comunque, funziona, offre un buon numero di variazioni sul tema, sia in termini di ambientazioni, sia in momenti di puro gioco, e ha forse il solo difetto di durare un po’ pochino (anche se la possibilità di dedicarsi agli obiettivi supplementari – nulla più che oggetti nascosti da recuperare, comunque – offre un vago spunto di rigiocabilità). A margine, l’impatto grafico fa la sua discreta figura ancora oggi, a patto di sapersi calare in un gioco che ormai, inutile negarlo, ha la faccia vecchia e stanca. Colpisce, comunque, la dimensione degli ambienti e il senso di vastità, specie se si pensa alla macchina su cui gira il tutto.

A conti fatti le mancanze di Black stanno bene o male tutte nella sua natura semplicistica e spensierata. Volendo, se ne potrebbe criticare la non eccessiva libertà, il fatto di promettere distruzione totale, limitandola poi ad elementi ben precisi. Ma bisogna anche mettere in conto i limiti di un motore grafico nato su macchine della passata generazione di console e i problemi di design che può creare un’eccessiva libertà data in mano al giocatore.

Il compromesso raggiunto, pur fra qualche inciampo, funziona molto bene e rappresenta un notevole valore aggiunto per uno sparatutto che diverte dall’inizio alla fine, senza cali di ritmo e senza particolari momenti opachi. Alla fine, rimane un solo dubbio: ma i filmati sono così ridicoli, mediocri, dilettanteschi per scelta o per incapacità? Io voto la due, la accendiamo?

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