Grim Fandango

Grim Fandango (LucasArts, 1998)
sviluppato da LucasArts – Tim Schafer

Con un ritardo davvero ingiustificabile (quasi dieci anni, mamma mia), mi sono finalmente giocato Grim Fandango, ultima grande avventura grafica LucasArts, nonché capolavoro del geniaccio Tim Schafer, autore anche di Full Throttle e del successivo Psychonauts (nonché parte fondamentale dell’associazione a delinquere che ha generato pietre miliari del calibro di Day of the Tentacle e dei primi due Monkey Island). E ho scoperto, per l’appunto, un capolavoro assoluto, un gioco che mostra i suoi anni sul piano estetico (oggi non sarebbe certo un problema realizzarlo interamente con la qualità che si vede nei filmati d’intermezzo), che indubbiamente continua a pagare i danni di un sistema di controllo impacciato ora come all’uscita, ma che nonostante questo rimane davvero impareggiato e impareggiabile per qualità della scrittura, originalità, visionarietà e puro divertimento.

Grim Fandango è uno splendido e delirante noir, che racconta le vicende di Manny Calavera, il più classico degli uomini comuni coinvolti in vicende più grandi di loro. Comuni per modo di dire, ovviamente, dato che Manny è morto e lavora come impiegato presso un’agenzia che si occupa di organizzare il viaggio delle anime defunte verso la loro destinazione nell’oltretomba. Proprio sul posto di lavoro, Manny s’innamora di Mercedes Colomar, un’anima persa finita nei guai anche a causa di un errore del protagonista. Vittima della passione, ignara pedina in un colossale gioco di potere, Manny finirà per vivere in compagnia dell’esuberante Glottis un’avventura lunga quattro anni, che lo porterà a visitare i più assurdi luoghi dell’oltretomba tradizionale messicano e a viaggiare fra le mille pieghe del genere noir.

Le avventure di Manny oscillano fra il poliziesco e il melodramma, raccontando con toni seriosi fino all’eccesso una storia che ha il coraggio di essere intensa e drammatica senza prendersi quasi mai sul serio. Grim Fandango diverte giocando con se stesso, infilando sempre una battuta, una caratterizzazione sopra le righe, una trovata visiva geniale, anche nei momenti più drammatici. E proprio per questo finisce per creare un mondo e un’atmosfera tremendamente intensi e coerenti, capaci di risultare per assurdo molto più credibili e coinvolgenti di chi ama prendersi troppo sul serio.

Grim Fandango è, insomma, un racconto vivo e pulsante, che si ciba di una sceneggiatura perfetta in ogni minimo dettaglio e si appoggia su una carica visionaria travolgente, fatta di scenari, ambientazioni e personaggi che rielaborano in maniera splendida l’immaginario fantastico messicano. Ciliegina sulla torta, il doppiaggio, ben realizzato nell’edizione italiana, ma semplicemente irresistibile in una versione originale che – a prescindere dalla divertente cadenza messicana impossibile da rendere a dovere nel nostro idioma – davvero non teme confronti per bravura, bellezza e intensità delle voci.

E tutto questo si poggia su un’avventura grafica estremamente solida, fatta di enigmi talvolta complessi e articolati, ma mai in grado di portare a eccessiva frustrazione, a patto di saper entrare nella logica perversa del gioco e di calarsi nella rude e adulta atmosfera di Grim Fandango. Un’avventura che, nonostante un sistema di controllo modello PlayStation zoppa, rimane piacevolmente ancorata ai suoi schemi più classici, che richiedono l’utilizzo di oggetti assurdi nei modi più incredibili, un occhio aguzzo e sempre attento ai minimi dettagli e la capacità di cogliere ogni minimo indizio fornito tramite il dialogo. Grim Fandango, insomma, è un vero capolavoro, certamente una delle migliori avventure grafiche di sempre. Forse, come molti sostengono, la migliore in assoluto.

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3 pensieri su “Grim Fandango”

  1. D’accordo su tutti i fronti, uno dei migliori giochi Lucas! Io mi riascolto spesso la colonna sonora, è bellissima! Che tristezza che la Lucas (o più che altro il progresso del mondo videoludico) ha lasciato morire il filone delle avventure grafiche. Gli anni d’oro del bidimensionale di Monkey Island & co purtroppo non torneranno più ma con la grafica di oggi vorrei tanto che la Lucas mettesse su una bella avventura carica di enigmi e soprattutto di profondità dei personaggi e della storia!Ciao! 🙂

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  2. Già, purtroppo Lucas (come Sierra e tutte le case “minori” che contribuivano al genere) ci ha abbandonati. E adesso ci si accontenta di roba su cui quindici anni fa si sarebbe sputato. Genere morto, poco da fare.😐

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