In fondo alla palude

The Bottoms (USA, 2000)
di Joe R. Lansdale

In fondo alla palude sembra la versione Lansdale de Il buio oltre la siepe. Un romanzo di formazione, con due giovani protagonisti (fratello e sorella) tremendamente ben tratteggiati, che vivono una storia più grande di loro che li porterà a contatto con le cose bbrutte della vita e che li cambierà per sempre. Così come nel libro di Harper Lee, anche qui si raccontano, benissimo, gli anni Trenta, anche se lo scenario non è l’Alabama, ma il Texas tanto caro a Lansdale. E come al solito si parla di soprusi, sulle donne così come su chi nasce col colore della pelle “sbagliato”.

In realtà il confronto fra i due romanzi è abbastanza tirato, se non altro perché Lansdale, come suo solito, non devia più di tanto dal genere puro e racconta nella sostanza poco più che un thriller. E a dirla tutta, il parallelo, che pure mi sembra tutt’altro che fuori luogo, nasce probabilmente dal fatto di averli letti a breve distanza di tempo. Ciò che conta, comunque, è che In fondo alla palude è il solito trattato di scrittura scorrevole, appassionante, libera di fronzoli autoriali e pomposi, capace di acchiappare dalla prima all’ultima riga, scivolando nel gargarozzo a una velocità devastante.

E, dettaglio non trascurabile, dei thriller di Lansdale che ho letto questo è forse il primo in grado di convincermi fino in fondo, probabilmente perché recente, figlio di una fase più matura della sua carriera e sgravato delle fastidiose ingenuità che pesano sulla sua produzione dei primi anni Ottanta (penso per esempio ad Atto d’amore e Il lato oscuro dell’anima). Questo, al contrario, è un romanzo solido e appassionante, che convince grazie soprattutto alla credibilità e alla freschezza con cui il giovane protagonista racconta avvenimenti terribili tramite gli occhi di un ragazzino. Che poi, in fondo, è una delle caratteristiche migliori de Il buio oltre la siepe, no?

5 pensieri riguardo “In fondo alla palude”

  1. Ho scoperto con piacere che i primi di giugno Einaudi pubblicherà Mucho Mojo. Visto che ti avevo chiesto informazioni su ciò mi sembrava giusto dirtelo, ammesso che tu non lo sappia già…

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  2. Mah, l’ho letto l’estate scorsa. Mi è sembrato un libro piuttosto piatto, mi aspettavo molto di più. Scrittura scorrevole e senza fronzoli, vero, ma anche priva di empatia.

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  3. Detto che la tua critica sfocia anche un po’ nella sensibilità personale (secondo me ci sono un paio di passaggi molto emozionanti), sicuramente questo è un po’ il problema di Lansdale quando si mette a fare troppo il serio. Alla fine le emozioni più forti le tira fuori nei suoi libri più apparentemente “cazzari”. Ed è per questo che non mi sognerei mai di consigliare un suo thriller, quanto piuttosto un episodio della serie di Hap & Leonard, o un racconto breve.

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  4. Riformulo, perché in effetti mi ci hai fatto pensare (e purtroppo, per mille motivi, ‘sto post l’ho scritto un po’ dopo aver letto il libro). Secondo me la prima parte è molto intensa, penso alla storia del cane, il ritrovamento del cadavere, la fuga nel bosco, l’autopsia… E’ sulla distanza che perde un po’, vuoi perché l’intreccio giallo è deboluccio, vuoi perché dei due ragazzini solo il protagonista è realmente caratterizzato, vuoi per la leggerezza del tutto.E nonostante tutto questo, IMHO rimane il miglior thriller di Lansdale, almeno fra quelli che ho letto. Il che ti dovrebbe far capire cosa ne penso dei suoi thriller… 😀

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