Lost Planet: Extreme Condition

Lost Planet: Extreme Condition (Capcom, 2006)
sviluppato da Capcom – Kenji Oguro, Keiji Inafune

Giocare a Lost Planet equivale a farsi un fantastico tuffo nei luridi e gloriosi primi anni Novanta. Sembra di stare davanti a un Turrican, o a un Jim Power, a quegli splendidi, coloratissimi e stracazzari sparatutto bidimensionali che infestarono Commodore 64 prima e Amiga 500 poi. Semplice e diretto, chiede di muoversi da un punto A a un punto B e, lungo la strada, fare un po’ quel che si vuole. Ti diverti a far casino e a distruggere tutto quanto, magari cercando nel frattempo le medagliette sparse in giro? Vai pure, ma sarà difficilotta. Vuoi semplicemente andare fino in fondo? Ruba un mech a qualcuno e fila dritto a destinazione.

Spettacolare e colorato, vivo e sgargiante, carico di belle invenzioni visive e con un design di mostri e veicoli da far spavento, Lost Planet non può forse rivaleggiare con l’orgia visiva offerta da Gears of War, ma fa decisamente la sua porca figura, impartisce qualche lezione di design (anche se i personaggi, soprattutto i cattivi, non si possono davvero guardare) e soprattutto stupisce a più riprese con spettacolari momenti “wow”. Già, perché come altro si potrebbero definire, per esempio, la comparsa del verme gigante mentre si sta sfrecciando lungo il ghiacciaio, il primo ingresso nelle grotte sotterranee e praticamente tutti gli enormi, multiformi e spettacolari boss di fine livello?

Certo, nel complesso non impressiona come un anno fa, quando venne presentato e lasciò tutti a bocca spalancata. Oggi quelle stesse ambientazioni sembrano decisamente più povere, perché nel frattempo abbiamo tutti giocato col bestione Microsoft, cui del resto Lost Planet cede il passo anche in termini di intelligenza artificiale. I nemici dello sparatutto Capcom sono quanto di più idiota possa esistere, stanno fermi a farsi macellare e, anche i più furbi, certo non si agitano e non si comportano come quelli visti in Gears of War. Ma d’altra parte, come detto, qui si tratta di tornare indietro nel tempo e divertirsi con un gioco che ha lo spirito di un vecchio scorreggione a cui piaceva avere a che fare con nemici tordi, andare a sbattere contro muri invisibili e perdere vite su vite contro boss di fine livello spettacolari e tostissimi. Per una manciata di ore va benissimo, specie se sprizza senso di meraviglia da tutti i pori come Lost Planet indubbiamente fa.

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