Vancouver, fase uno


Il viaggio in aereo con KLM (prima volta da secoli) è stato efficiente e piacevole, ho lavoricchiato, ho letto, mi sono sparato un filmetto simpatico e, ahimé mi sono addormentato solo sul finale di volo, quando praticamente stava già iniziando la manovra d’atterraggio. Una volta sbarcato, e dopo aver oltrepassato le varie tappe (immigrazione, interminabile attesa del bagaglio con nuovo interrogatorio dell’immigrazione, prelievo soldi dall’ATM…), mi sono piazzato su un taxi. Il primo impatto con la città, quello dal finestrino del taxi mentre ti avvicini al centro, fa invero abbastanza vomitare. Una skyline così brutta non credo di averla mai vista, fra scenari industriali e palazzoni tutti uguali e tutti uno più brutto dell’altro. In realtà, poi, la città, vista dall’interno, è molto meglio, anche se fin adesso non mi ha fatto il favore di accogliermi con delle condizioni metereologiche decenti (pare che andrà meglio sabato, speriamo, vorrei fare una gitarella fuori porta).

Ad ogni modo, martedì la serata si srotola in maniera abbastanza lineare: arrivo in albergo, mi schianto in camera e collasso sul divano, saltellando fra i due canali sportivi, che trasmettono Manchester – Milan e gara 2 fra Raptors e Nets. Alle 19:00, nientemeno, decido che è il caso di collassare, mi schianto a letto e dormo quasi di filato fino alle sette di mattina. C’è qualche classico risveglio a notte fonda da jet-lag, ma il fatto di non aver dormito in aereo mi aiuta a fregarmene e a tirare dritto verso il mattino.

Il mercoledì di lavoro (sul lavoro in generale non dirò nulla perché c’è un embargo da taglio delle palle con scadenza a giugno inoltrato) ha inizio alle 11:30 e, fino a quell’ora, ho sostanzialmente la possibilità di cazzeggiare per i fatti miei. Quindi doccia, colazione abbondante (pancake) nel bar dell’albergo e poi via verso nuove interminabili avventure. Dato che gli studi di EA sono a una decina di minuti di passeggio, decido di trascorrere le due ore abbondanti a disposizione andandomene in giro, con in mano un bicchierone di cioccolata calda di Starbucks. Me ne salgo lungo Davie Street (la via dell’albergo) e tiro poi su attraverso Granville Street, una bella via carica di negozi. Qui mi infilo in un negozietto di souvenir alla ricerca di cacatine da riportare a casa e mi faccio rapire da un negozio di fumetti (Golden Age Collectables) dentro al quale c’è anche un tizio che si sta facendo intervistare. Non so chi possa essere, magari ho visto una celebrità. Comunque, passo un po‘ di tempo sbavando sui cinquantamila spettacolari cartonati che mi ritrovo davanti e raccatto su Jack of Fables, il quarto volume di Liberty Meadows e il quinto volume di Ex Machina.

Il giro prosegue fino alla baia, dove individuo il palazzo in cui dovrò presentarmi più tardi e da cui mi dirigo verso Gastown, una specie di quartiere storico molto carino e del quale vi sciorino qualche immagine.





Da qui mi riavvio verso gli uffici EA, facendo tappa alla classica torre con osservatorio in cima, da cui godere di vista della city. Trascorro qua sopra un po’ di minuti, osservando il panorama, scattando un po’ di foto – fra cui quella di ieri – che metto qui di seguito e girando anche un breve filmato a bordo dell’ascensore.






Terminato il giretto turistico, sostanzialmente, termina anche la giornata: dopo la (lunga) presentazione, durante la quale fra l’altro mangio una pasta incredibilmente cotta al dente e condita in maniera quasi accettabile, torno in albergo assieme a un giornalista spagnolo molto simpatico ed esteticamente assurdo (pare Humphrey Bogart). Ho del lavoro da fare e, anche dopo averlo terminato, non è che ci sia molto da andare in giro, visto che il tempo è peggiorato e la pioggia si è fatta davvero troppo fastidiosa. Trascorro così un’oretta in albergo, prima di raggiungere il ristorante designato per la cena (comodamente piazzato a qualcosa come cinquanta metri di distanza.

Qui reincontro Federico di EA e i due giornalisti arrivati in giornata, entrambi di nome (!) Andrea. La cena è piacevole, mi mangio una specie di zuppona d’aragosta, del pesce denominato halibut (che non ricordo mai cosa caspita sia) e una spettacolare tortina al cioccolato. Ma scorre decisamente troppa birra (soprattutto nella prima fase, a stomaco vuoto in attesa delle pappe) e, intorno alle dieci, anche per le condizioni fisiche disastrose dei due Andrea appena arrivati, si decide di fuggire in albergo. Adesso, il giorno dopo, è mattina presto, sono bello docciato, ho un filo di mal di testa e scrivo mentre aspetto la colazione in camera (lusso). Oggi si comincia a lavorare alle 8:30, sarà una lunga giornata.

P.S.
Nel frattempo la colazione è arrivata, e fra l’altro me l’ha portata una gnoccolona da paura.

P.P.S.
Non ho poi fatto in tempo a mettere il post sul blog (rischiavo di perdere la navetta), quindi lo faccio adesso, di ritorno dalla spedizione in EA. La giornata è stata sostanzialmente dedicata per intero al duro lavoro, quindi non è che ci sia altro da raccontare. Adesso doccia e poi via al ristorante. Saludos!

P.P.S.S.
Qua di seguito infilo qualche altra foto del giro fatto ieri mattina e, per non farci mancare nulla, anche l’ormai abituale servizio fotografico sulla stanza d’albergo. Risaludos!









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