Casino Royale


Casino Royale (USA, 2006)
di Martin Campbell
con Daniel Craig, Mads Mikkelsen, Eva Green, Judi Dench

Quattro anni dopo La morte può attendere, James Bond torna in pista, con un nuovo attore a vestirne i panni e un forte tentativo di ritorno alle origini. Casino Royale racconta le vicende del primissimo romanzo di Ian Fleming, in una sorta di Bond Begins che aggiorna le origini del personaggio ai tempi moderni, smorzandone i tormentoni e adattandone gli stereotipi al fantastico mondo del post 11 settembre. Il risultato è, finalmente, un James Bond guardabile. Roba che non si vedeva da un po’ troppo tempo.

Considerando che Martin Campbell ha diretto l’ultimo 007 di mio gradimento e che ero quantomeno intrigato dalla scelta di Daniel Craig come nuovo Bond, mi sono presentato in sala con tutta la fiducia possibile e, devo dirlo, non sono rimasto deluso. Casino Royale racconta la nascita del personaggio e lo fa con un senso del ritmo, un gusto e un divertimento che davvero erano sconosciuti agli ultimi episodi. E Craig è un fantastico Bond, rozzo, rude e di grande presenza scenica. Non ho letto un singolo romanzo di Fleming, ma non faccio altro che sentir parlare di grande aderenza al testo originale (pur con tanti “se” e “ma”). Non che sia necessario, ma insomma, fa anche piacere.

Operazione perfettamente riuscita, quindi? Più o meno. Certo, nonostante le iniziali proteste dei fan, alla fine Craig ha convinto tutti, anche se resta da vedere quanto vorranno portare avanti questo Bond scaricatore di porto e quanto lui sarà in grado di adattarsi nel momento in cui decideranno di ritirar fuori lo 007 super lusso. E si potrebbe anche mettere in discussione l’atto finale del film, che sembra francamente un po’ attaccato con lo sputo, messo lì in maniera impacciata e faticosa. Ma rimane comunque un gran bel film d’azione e intrigo, appassionante e tutto sommato anche abbastanza atipico, perché non è che si veda tutti i giorni, un duello finale affrontato al tavolo da gioco.

2 pensieri riguardo “Casino Royale”

  1. Ti rispondo solo ora, avendo appena riletto (finalmente in inglese) il libro dopo tanti anni…Che dire, sono due cose ben diverse. Bello il film, una ventata di freschezza (anche e soprattutto grazie a Craig), stupendo il libro. Quello che sorprende del romanzo è quanto sia compatto, veloce, apparentemente minimalista. Il film gli è allo stesso tempo fedele (come trama e come tentativo di riprodurne lo spirito e l’intensità), e traditore.Traditore perchè ci presenta un Bond rozzo, che ancora non sa scegliersi un buono smoking e non glie ne frega niente se il Martini è shakerato o mescolato (mentre nel libro già è un sofisticatissimo intenditore di cibi e vini), perchè è presentato come un tipo manesco e propenso ad ammazzare (mentre nel libro non uccide nessuno e gli vengono addirittura dubbi -non moralistici ma quasi astratti- su quanto sia giusto uccidere e su come in realtà sia folle pensare di poter dividere il mondo in buoni e cattivi). Traditore perchè il libro copre solo una minima parte della trama creata ex-novo per il film (tutta la parte prima di arrivare alla partita non è presente nel romanzo), che ne stravolge in parte le 40 pagine finali (niente parte a Venezia con edifici che crollano…) e si prende pure diverse licenze anche durante la parte della partita, la più fedele.Traditore perchè comunque, pur presentandoci un Bond che diventa vulnerabile, trascura comunque ancora una volta l’immensa complessità psicologica del personaggio che appare dalle pagine di Fleming (dove è un personaggio di una tristezza infinita, un solitario, uno che al suo stesso interno è in perennne conflitto nel suo rapporto con le donne). Traditore perchè riduce a qualche battuta sdolcinata (dialoghi banali che mi sembrano quelli di Guerre Stellari Episodio II) il lento maturare dei sentimenti che si ritrova nel romanzo. Traditore perchè ci mette comunque una certa dose di tamarrate action più vuoti personaggi di contorno tipici della saga (tipo la bonazza interpretata della Murino).Allo stesso tempo, però, fedele e a suo modo geniale. Perchè riesce a portare ai nostri tempi una storia di più di 50 anni fa senza farla sentire di un’altra epoca. Perchè riesce a inquadrare le poche pagine del romanzo (assolutamente non filmabile in totale fedeltà a meno di non trovarsi fra le mani una pellicola di 90 minuti introspettiva, lentissima, con tanti dialoghi e poca azione) in una cornice creata ad hoc tutto sommato godibile e priva degli eccessi delle pellicole con Moore e con Brosnan. E perchè comunque alla fine “funziona”, ci offre un Bond rinnovato e che pur se non fedelissimo al romanzo salva almeno lo spirito tragico che lo contraddistingue e presenta un film incisivo e ben diretto.Resto del parere che la miglior versione cinematografica sia ancora “Al servizio segreto di sua maestà”: veramente fedele alla trama del libro e in buona parte anche allo spirito. Certo, meno profondo dell’opera di Fleming (e con un attore ben poco adatto a esprimere sentimenti complessi sul suo volto), ma quello era inevitabile.Nel complesso, pollice su per il film Casino Royale, e doppio pollice su per il romanzo.

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