R-Type Final

R-Type Final (Irem, 2003)
sviluppato da Irem

Sfondo nero come la pece. Una piccola astronave si muove lentamente, increspando col suo passaggio l’oleosa macchia scura che occupa tutto lo schermo. Ogni tanto il buio viene squarciato da una luce, che illumina le silhouette di due enormi figure umane intente in pratiche sessuali. Intanto, l’astronave affronta dei bulbi oculari giganti, che si dispongono a formare costruzioni labirintiche, stretti corridoi, angusti pertugi. E una musica angosciante completa l’opera, mettendomi addosso un’inquietudine e un senso di fastidio che, francamente, mai avrei pensato di poter provare davanti a uno sparatutto bidimensionale di stampo classico.

R-Type Final, ennesimo capitolo di una saga nata addirittura vent’anni fa, si pone come compendio definitivo per tutti gli appassionati della serie, proponendo la summa tematica e stilistica dei suoi vent’anni e una (quasi) interminabile collezione di “roba” tratta dai vari episodi. Ma è un gioco in grado di offrire qualcosina in più del semplice gusto per il collezionismo, anche se richiede un minimo di fiducia e applicazione per essere apprezzato fino in fondo.

“Moscio”, infatti, è l’inevitabile termine che colpisce il cervello di chiunque affronti le fasi iniziali di R-Type Final: ritmi blandi, pochi nemici, nessun momento realmente carico di tensione e, soprattutto, un accompagnamento musicale da latte alle ginocchia. Dove sono finite le schitarrate esaltanti e le frenetiche discese nel delirio di un Thunderforce IV o un Gates of Thunder? Oddio, non che fosse troppo lecito attendersele, dato che R-Type ha sempre avuto quell’aria un po’ spocchiosetta e snob di chi non vuole sporcarsi con le tamarrate, però un minimo di verve in più non avrebbe guastato.

Ma tenere duro, dare fiducia a R-Type Final e andare avanti significa scoprire un insospettabile gioiellino, che cresce sulla distanza, lentamente e inesorabilmente. La riproposizione dell’immensa astronave nemica che, da sola, occupa un intero livello e che, da sempre, rappresenta uno dei simboli di R-Type. Il lungo viaggio nell’iperspazio, fatto di immagini e nemici deformati con un effetto di distorsione visiva – la cui intensità varia in base alla velocità scelta per la navetta – che rende semplicemente delirante l’intero quinto stage. Il tuffo nel disgusto delle fasi finali, che vedono un’applicazione all’insegna del putrido e del marcio di tutto quel design “tecnorganico” che ha sempre caratterizzato gli alieni Bydo.

E ancora, l’interminabile collezione di navette da sbloccare e fra cui è possibile scegliere il proprio veicolo di morte e distruzione. La possibilità di affrontare per vie diverse le stesse ambientazioni, decidendo la propria strada tramite il combattimento. E, addirittura, il rischio di finire sconfitti e assimilati, ritrovandosi a combattere dal lato sbagliato della barricata, osservando il proprio passato che scorre al fianco mentre si procede invasi dalla biologia aliena.

Non sono mai stato un giocatore da hi-score e, a parte rare eccezioni, ho sempre visto i videogiochi come qualcosa da esplorare fino in fondo e di cui m’interessava “vedere la fine”. In sala giochi andavo avanti a colpi di monetine e non cercavo di finire i livelli senza perdere vite. Per questo amo gli shoot ‘em up in grado di offrirmi qualcosa sul piano narrativo, capaci di stupirmi per atmosfera, ambientazione, colonna sonora, o magari con geniali trovate in termini di gioco. E per questo trovo abbastanza noioso tutto quel filone di sparatutto bidimensionali dall’estetica piatta e standardizzata, dal fascino grezzo e banale, la cui unica – e nobilissima, per carità – ragion d’essere sta nella ricerca del punteggio massimo e della partita perfetta.

E per questo non so dire se R-Type Final possa essere un bel gioco per i veri appassionati di sparatutto “vecchio stile”. Posso però dire che mi ha dato delle emozioni, anche forti. E non mi sembra poco.

6 pensieri riguardo “R-Type Final”

  1. Ma non è che mi ha attizzato tanto questo R-Type Final, sarà anche poetico ma il primo o il terzo per SNES sono molto più cazzuti sotto vari punti di vista.No, non aggiungere il commento a mano, te prego.

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  2. Ci voleva la botta di Fonzie con i miei commenti. Che ti credi?Ah, non perderti il post su ps3 sul mio blog (un mio amico pazzo se l’è comprata ieri a mia insaputa, poverello)!

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