Justice League Strikes Back


Formerly Known as the Justice League (USA, 2004)
I Can’t Believe It’s not the Justice League (USA, 2005)
di Keith Giffen, Jean Marc DeMatteis e Kevin Maguire
Edito da DC Comics

Nel 1987 DC Comics lancia un evento, il primo di tanti, finalizzato a mettere ordine nel caos di universi alternativi, paralleli, sovrapposti e scomposti che si era generato di decennio in decennio. Dopo gli eventi di Crisis on Infinite Earths, buona parte del cosmo DC viene sostanzialmente fatta ripartire da zero, col rilancio di personaggi, gruppi e serie assortite. In questo contesto nasce la Justice League International, una rivisitazione grottesca e demenziale del più importante supergruppo DC, che mette assieme, al di là di qualche significativa eccezione, solo personaggi minori, rielaborati in chiave buffonesca.

Keith Giffen, Jean Marc DeMatteis e Kevin Maguire sono le geniali menti dietro al progetto, che riesce a mescolare in maniera notevole i suoi tratti principali di delirante e dissacrante comicità con una notevole evoluzione dei personaggi e con, di tanto in tanto, perfino una discreta attenzione per i risvolti drammatici (seppur sempre smorzati da un fortissimo taglio autoironico). Basterebbe solo la splendida, cinica, tremenda partecipazione di un Batman sempre e costantemente impegnato a spararsi le pose e ad ergersi al di sopra di quella banda di dementi, per consegnare alla storia questa serie. Una serie che, purtroppo, dopo circa un decennio si conclude nell’ignominia.

Giffen e DeMatteis tirano i remi in barca con una saga (Breakdown) dai toni iper-drammatici, chi prende il loro posto non è in grado di mantenersi sugli stessi livelli e si accanisce tremendamente contro quei personaggi, facili vittime anche perché tutto sommato esponenti minori del cosmo DC, e nel giro di qualche tempo va tutto a catafascio. Un paio di anni fa, però, il team si riunisce e dà vita a due miniserie, Formerly Known as the Justice League e I Cant’ Believe It’s Not The Justice League, entrambe perfettamente riuscite nel non semplice tentativo di riportare in vita quello spirito goliardico senza risultare datate.

Sfruttando un pretesto narrativo ovviamente puerile, i due sceneggiatori raggruppano alcuni fra i più rappresentativi membri del cast, inseriscono la splendida esordiente Mary Marvel e regalano oltre duecento pagine totali di divertimento estremo e situazioni ben oltre il limite dell’assurdo. La sensazione, per chi a suo tempo seguì il vecchio serial, è di tornare a casa, assieme a una famiglia di adorabili fessacchiotti. Ma Giffen e DeMatteis, coadiuvati da un Maguire al solito parco di sfondi ma in grado di far recitare i suoi personaggi come forse nessun altro, vanno oltre il divertito omaggio e, soprattutto nella seconda miniserie, scavano nella psicologia dei personaggi, regalando anche momenti molto intensi.

Il delizioso confronto infernale fra Guy, Tora e Bea è una piccola perla di grande scrittura, intensa e drammatica pur nel delirio comico della situazione che la circonda. Nel dare dignità a una morte il cui stesso sceneggiatore si era pentito di aver firmato, I Can’t Believe It’s Not the Justice League piazza i suoi personaggi all’inferno, regalando al mondo una personalissima e toccante rielaborazione del mito di Orfeo ed Euridice. Ma dopo la commozione torna il divertimento, con un mondo parallelo di deriva fetish e uno stupidissimo ritorno a casa, che si chiude su una nota di amore e amicizia davvero capace di scaldare il cuore.

E finisce così, finisce (probabilmente) per davvero, dato che subito dopo – anzi, addirittura in contemporanea all’uscita della seconda miniserie – è tornato l’accanimento su quei personaggi, più feroce che mai. Allo stato attuale, sono praticamente tutti morti, dispersi, impazziti o trasformati in supercriminali (e successivamente morti, ovvio). Perché tanto odio?

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