[Venezia 2006] The Magic Flute – La noche de los girasoles – Egyetleneim – Opera Jawa – Retribution – Nuovomondo


Fuori concorso
The Magic Flute (GB)
di Kenneth Branagh
Il flauto magico di Mozart trasformato da Kenneth Branagh in un super-filmone, dalla realizzazione sontuosa, esagerata e travolgente, ma anche tutto sommato abbastanza ordinaria. I primi minuti lasciano a bocca aperta, poi ci si abitua e salta all’occhio la mancanza di idee. Spiccano giusto l’assolo della regina nera e il coro dei sacchi da trincea, ma è un po’ pochino, per due ore abbondanti di film. Insopportabile, poi, la scelta spocchiosa di registrare la colonna sonora come se gli spettatori stessero seguendo lo spettacolo a teatro. Il risultato è che nei – pochi, va detto – momenti in cui i personaggi parlano non si sente e non si capisce praticamente nulla. Considerando che la messa in scena non è certo da minimismo teatrale, fa un po’ ridere che Branagh abbia voluto tirarsela facendo la figata (o magari era solo mixato male l’audio all’Apollo, vai a sapere).

Sezione Venice Days
La noche de los girasoles (Spagna, Francia, Portogallo)
di Jorge Sanchez-Cabezudo
Comincio ad averne un po’ le palle piene, di questi film la cui unica ragion d’essere è la struttura narrativa, fatta di un episodio che viene narrato a ripetizione da punti di vista differenti, aggiungendo ogni volta elementi in più e andando un po’ più avanti nel racconto. Per carità, nel caso specifico si tratta di un bel film, ben diretto e recitato, con un soggetto interessante e con un ottimo utilizzo di questo meccanismo. Ma proprio sono stufo.

Settimana internazionale della critica
Egyetleneim (Ungheria)
di Gyula Nemes

Corso di broccolaggio squallido in 75 minuti. Un cretino passa le giornate a fare il cretino tentando di portarsi a letto delle cretine. Il tutto è raccontato prendendo idee a caso dal manuale del perfetto videoclipparo e mettendole assieme senza alcun apparente filo logico. L’unico aspetto positivo di questa roba è che ha l’intelligenza di durare tutto sommato poco.

Sezione Orizzonti
Opera Jawa (Indonesia, Austria)
di Garin Nugroho

Qualche giorno fa manifestavo la sensazione di non poter cogliere appieno certe sfumature di The Queen per il semplice fatto di non essere inglese. Ma quello è un conto, questo Opera Jawa è tutt’altra cosa. Leggo di un musical basato su una leggenda indiana e, non so perché, mi aspetto una cosa sullo stile dell’ottimo – ma egiziano – Silence… on tournee, visto a Venezia nel 2001. Invece mi trovo davanti una lunga serie di canti tradizionali (quella roba con persone che si lamentano per minuti interi facendo versi strani) e un racconto lentissimo e trascinato. Comunque, magari anche solo per il suo essere così esotico, la visione è davvero interessante, anche se certi passaggi hanno dell’incomprensibile. Vale però la pena di notare come in mezz’ora di questo film ci siano più idee che in due ore abbondanti di The Magic Flute.

Fuori concorso
Retribution – Sakebi (Giappone)
di Kiyoshi Kurosawa
Un detective investiga sull’omicidio di una donna e viene perseguitato dal fantasma di lei, che lo accusa di averla uccisa. Lui non ricorda nulla, ma durante l’indagine emergeranno, ovviamente, dettagli abbastanza inquietanti. Per circa un’ora Sakebi è una bella raccolta di tutti gli elementi dell’horror nipponico recente. Atmosfere suggestive, fantasmi rancorosi, donne con capelli lunghi, lisci e neri davanti agli occhi, ritmi compassati e complesse indagini da risolvere. Tutto funziona incredibilmente bene, con momenti di sana inquietudine, finché se la gioca sul gusto del non detto. Poi, però, appena Kurosawa scopre le carte, si crolla tragicamente nel ridicolo. Peccato.

Concorso
Nuovomondo (Italia, Francia)
di Emanuele Crialese
Leone d’argento Rivelazione
La transumanza italica verso il Nuovo Mondo nei primi del Novecento, i dubbi, i sogni e le speranze, la voglia di partire e andare a rifarsi una vita. Crialese prende per mano una famiglia siciliana e la conduce verso l’America, raccontandoci la partenza, il viaggio in nave e l’insostenibile trafila dell’immigrazione. Crialese è molto bravo, dipinge una favola divertente, trasognata e commovente, non rompe i coglioni con musichette leziose e sa quando è il momento di chiudere. Però, nonostante mi sia piaciuto molto, dopo tutti questi giorni in cui non ho fatto altro che leggerne e sentirne meraviglie non riesco a levarmi dalla testa una vocina che dice “Tutto qui?”

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