[Locarno/Venezia 2006] Half Nelson – Agua – Nomad – Khadak


Locarno, concorso
Half Nelson (USA)
di Ryan Fleck
Premio speciale della giuria
Menzione speciale Giuria dei giovani
Premio Giuria ecumenica

Splendido, piccolo film, in un cui un bravissimo Ryan Gosling interpreta un giovane professore di storia, che impiega il suo tempo fuori dalla classe allenando la squadra di basket della scuola, tacchinando la professoressa ispanica e facendosi di crack e cocaina. La pellicola di Ryan Fleck si incentra soprattutto sull’amicizia del protagonista con una delle sue studentesse, la classica ragazzina di colore dalla famiglia “problematica” (genitori separati, fratello in prigione, amico di famiglia spacciatore). Ma, nonostante le premesse, non sfocia nel pedante melodramma, mantenendosi in bilico fra commedia leggera e denuncia sociale, trattando gli argomenti con garbo e non cercando facili soluzioni. Toccante e piacevole, bello bello bello.

Locarno, concorso
Agua (Argentina)
di Verónica Chen
Premio speciale “L’ambiente è qualità di vita”

La storia di un ragazzo che vorrebbe fare il nuotatore, delle sue difficoltà nel mantenere la moglie incinta e del suo rapporto con un un nuotatore che, a seguito di un’accusa di doping, non nuota più. Molto bello il modo in cui sono filmate le gare, ma storia e ritmo non decollano e il finale deraglia nel nonsense.

Locarno, sezione Cineasti del presente
Nomad (Kazakistan)
di Sergei Bodrov e Ivan Passer

Sorta di kolossal nomade in costume, che racconta con trasporto, passione e una buona dose di ingenuità la leggenda del condottiero che unì il popolo kazako. Tolto l’ovvio riferimento a Hero, sembra di vedere un minestrone di tanti film occidentali, da Il gladiatore a Pearl Harbor, passando per L’ultimo samurai, Le due torri, Conan il barbaro e i recenti Guerre Stellari. Messa così potrebbe essere quasi interessante, ma il problema è che a governare il frullatore ci sono quattro mani tutt’altro che virtuose e alla lunga la banalità della sceneggiatura pesa parecchio. In ogni caso rimane divertente notare che quando Lucas sosteneva di essersi ispirato a questi territori per i costumi dei suoi prequel non scherzava un cazzo. A parte che la roccaforte è uguale a Tatooine, ma certi personaggi sono vestiti in maniera identica a padawan, principesse e stronzetti vari della cagosa trilogia. A margine, vale la pena far caso al fatto che se un film ha bisogno di mettere nei titoli di testa a caratteri cubitali e davanti a tutti il nome del suo attore più famoso, nonostante questi giochi un ruolo minore, e se questo attore “famoso” è Mark Dacascos, beh, allora c’è qualcosa che non va.

Venezia, sezione Giornate degli autori
Khadak (Belgio, Germania)
di Peter Brosens e Jessica Woodworth

Premio Leone del futuro per la miglior opera prima
Una lunga serie di immagini affascinanti in un film del quale ho faticato a trovare un senso che non sia l’interesse e la curiosità per le usanze del popolo mongolo. Cazzo, ci sono due registi, possibile che nessuno dei due sia in grado di scrivere una sceneggiatura? Boh, forse ero troppo stanco per capirlo. Comunque come premio all’opera prima ci può stare, la mano indubbiamente c’è.

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