[Locarno 2006] Little Miss Sunshine – Mnogotochie – Verfolgt – Le dernier des fous


Sezione Piazza Grande
Little Miss Sunshine (USA)
di Jonathan Dayton e Valerie Faris
Nuovo episodio dell’interminabile serie di film “nuova alta borghesia un po’ strana e con tanto cuore”, con la svolta epocale che in questo caso non si parla di alta borghesia, dato che la famiglia protagonista di Little Miss Sunshine soldi proprio non ne ha. Ma per il resto, siamo proprio dalle parti di Tenenbaum, Elizabethtown e Garden State vari, con quei personaggini un po’ strani ma tanto adorabili, quei drammi fuori dall’ordinario, quella voglia di divertire con gag strampalate e quei finali alla vogliamoci tanto bene. Divertente, con meno pretese autoriali di altri film simili ma, insomma, nulla di particolare.

Concorso
Mnogotochie (Russia)
di Andrei A. Eshpai
Menzione speciale Giuria dei giovani
Menzione speciale Giuria C.I.C.A.E./Arte&Essai

Le vecchie fiamme e il casino che possono generare quando tornano ad accendersi. Una protagonista insopportabile per un regista che mette assieme immagini estremamente suggestive e trovate molto divertenti. Il problema è ancora una volta il cinema, il maledetto Gnomo, col suo caldo infernale che mi uccide se appena appena il film ha un ritmo lento. Vale la pena cominciare a pensare di evitare qualsiasi cosa proiettino lì.

Sezione Cineasti del presente
Verfolgt (Germania)
di Angelina Maccarone
Pardo d’oro Cineasti del presente C.P. Company

Storia di amore sadomaso fra un’assistente sociale in là con gli anni e un suo assistito adolescente. Lui si innamora, lei resiste, poi cede, poi cede l’unità famigliare, in un crescendo inversamente proporzionale alla bellezza di un film che si apre bene e si chiude nel disinteresse.

Concorso
Le dernier des fous (Francia)
di Laurent Achard
Premio per la miglior regia
Menzione speciale giuria ecumenica

Il mondo visto attraverso gli occhi di un bambino un po’ sfigato. “Visto” in senso letterale, con svariati passaggi mostrati attraverso una specie di soggettiva che, immagino, vale ad Achard il premio per la miglior regia. Il film racconta il rapporto del bimbo con l’allucinante famiglia, fatta di pazzi scatenati quando va male e poveri stronzi quando va bene, l’amicizia con la bella vicina di casa che si eccita per un immigrato di passaggio, il curiosare in giro per la campagna e il circondario. Interessante nelle premesse, ma ha il ritmo di un brodo in cottura e paga un finale senza senso.

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