Donnie Darko – The Director’s Cut


Donnie Darko – The Director’s Cut (USA, 2004)
di Richard Kelly
con Jake Gyllenhaal, Maggie Gyllenhaal, James Duval, Jena Malone, Holmes Osborne, Mary McDonnell, Drew Barrymore, Noah Wyle, Beth Grant, Patrick Swayze

È la seconda volta nel giro di relativamente poco tempo che mi trovo a guardare la Director’s Cut di un film senza aver mai visto l’originale. E in entrambi i casi, con Hellboy qualche tempo fa e con Donnie Darko qualche giorno fa, ho l’impressione di vedere un film prolisso, esageratamente lento, mal costruito e a cui, a conti fatti, sarebbe servita la classica sforbiciata. Non solo, in entrambi i casi chi ha invece visto solo l’edizione “theatrical” non condivide le mie impressioni. Forse che ‘sti produttori-censori-criminaliconleforbici conoscono il loro lavoro?

Donnie Darko è un film interessante e dall’atmosfera particolare, caratterizzata da quel suo stile nebbioso, allucinato e, tutto sommato, un po’ pretenziosetto. Stile che però gli regala anche una sua precisa identità, che certo non rappresenta un demerito. Affascina con le sue teorie contorte, anche se deve buona parte del suo appeal al non voler spiegare un cazzo, al lasciare allo spettatore il gusto di farsi le sue interpretazioni su un intreccio che, se raccontato in maniera lineare, richiederebbe due righe.

Vive sull’estrema simpatia di praticamente tutti i personaggi “positivi”, sulla bravura degli interpreti e su un macchiettistico strizzare l’occhio agli anni Ottanta e al ricordo che ce ne portiamo dietro. Dà di gomito citando i Goonies (o E.T., fa lo stesso) e aizzando gli animi con l’elogio dello sfigato, la storia d’amore tenera, la chiacchierata tarantiniana sui Puffi, lo studente che alza la voce con l’adulto-macchietta, il genitore adorabile che tutti vorremmo avere (avuto). Fa, insomma, tutto quello che deve fare per raggiungere un prevedibile status di piccolo grande cult. Lo fa apposta? Vai a sapere. Però lo fa bene, e tanto basta.

Per quanto riguarda la Director’s Cut, chiaramente non è che possa fare paragoni. Leggo su Wikipedia l’elenco dei cambiamenti e l’impressione è che possa essere interessante per chi ha amato l’originale. Viene anche la curiosità di vederlo, l’originale, per capire se, come il naso mi suggerisce, sia davvero un film migliore. Il problema è che c’è poca voglia di rivederlo, il film.

1 commento su “Donnie Darko – The Director’s Cut”

  1. Grave errore l'aver visto prima la Director's Cut di Donnie Darko,Giopa.La versione Theatrical è nettamente la più interessante.Quei 20 minuti in più e quelle scene alternative sono un pugno nello stomaco: troppo prolisse e pallose.Per il resto un ottimo film (per gli standard Richard Kelly è un capolavoro e davvero non riesco a concepire come abbia fatto a tirato fuori un piccolo gioiello come questo…ripensandoci l'unico altro suo film che si salva è forse solo Domino).Ottima davvero interpretazione di Jake Gyllenhaal anche se si sa che fare il pazzo è sempre semplice, ma a lui gli viene molto bene,lo devo riconoscere.Di spunti di riflessione ce ne sono a pacchi e alcuni davvero pazzeschi.Memorabili,fra le altre,la scena del cinema con Frank e il monologo di Doinnie al seminario.
    Ottimo Blog e chissà magari inizio pure a scrivere ad Outcast.Bella lì.
    Bye.

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