Volver


Volver (Spagna, 2005)
di
Pedro Almódovar
con
Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Yohana Cobo

C’è qualcosa, nei film di Almodovar, che mi respinge con decisione, che mi impedisce di farmi affascinare e rapire completamente dal racconto e dai suoi personaggi. Forse è l’eccentricità con cui parla allo spettatore, forse è quella vibrante anima iberica, così impressa a fuoco in ogni fotogramma, non lo so, ma sta di fatto che questo regista non è proprio nelle mie corde. E la cosa emerge tanto più quando un suo film, come in questo caso, mi convince abbastanza.

Melodramma, noir e commedia si fondono in un racconto che non oscilla fra i generi, ma li mescola e li unisce molto bene. Tutto procede su ritmi placidi, lasciando discorsi a metà, ma senza dare troppo l’impressione che ci fosse il bisogno di concluderli. Il gruppo di donne giustamente premiate a Cannes lavora benissimo, e Almodovar riesce a farmi diventare quasi affascinante perfino la Cruz, che normalmente su di me esercita il sex-appeal di un parafango ammaccato.

Ma nonostante tutto Volver non mi acchiappa, non mi fa suo fino in fondo, e forse i motivi non sono poi così tanto evanescenti. Forse stanno in una sceneggiatura sì efficace nel caratterizzare le tante protagoniste, ma anche estremamente prevedibile nel suo sviluppo e un po’ troppo piaciona nel non voler rinunciare ai personaggini stralunati e fuori dall’ordinario, senza però sfociare nelle trasgressive esagerazioni di tanti altri film precedenti.

O forse è quel pizzico di orgoglio maschile che mi rende istintivamente antipatico un film nel quale gli uomini di cui vale la pena parlare sono tutte cacchette di passaggio e le donne di cui vale la pena parlare sono tutte creature meravigliose e affascinanti.

Eppure, se mi fermo e razionalizzo, in Volver ci trovo molto di buono. Ma le budella non si muovono neanche per sbaglio e la fastidiosa impressione che mi manchi proprio ciò che più dovrebbe contare non va via. Non percepisco e non vivo passione, vedo scorrermi davanti delle belle immagini, delle trovate interessanti, un film del quale non posso fare a meno di riconoscere svariati meriti, ma è come se una barriera invisibile ci separasse e mi impedisse di immergermi in ciò che osservo. Vabbé, non si può avere tutto.

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