Gli uomini, reprise


Applausi per Fibra
Fabio Cannavaro (Italia)
Non esistono parole.

Peter Crouch (Inghilterra)
Oh, sarà brutto, non sarà un campione, ma a me non dispiace. Si sbatte tantissimo, lavora per la squadra come pochi, torna a centrocampo, gioca di sponda, palleggia, a volte salta addirittura l’uomo, in dieci contro undici fa quasi reparto da solo.

Torsten Frings (Germania)
Un motorino implacabile, uomo ovunque della Germania, il migliore dei suoi dalla prima all’ultima partita. Se lo squalificano, per i crucchi sono cazzi.

Owen Hargreaves (Inghilterra)
A proposito di uomini ovunque, ma che razza di partita ha giocato, questo? Madonna santa, usciva dalle fottute pareti.

Miroslav Klose (Germania)
Alla faccia di quello che doveva essere capace a fare gol solo nel girone, solo quando non contava nulla. Gioca una partita non eccelsa, si mostra molto stanco, ma si sbatte dall’inizio alla fine e, quando serve, si fa trovare pronto.

Luca Toni (Italia)
Si è sbloccato alla quinta partita, come Paolo Rossi. Aiuto, aiuto.

Francesco Totti (Italia)
Sta tornando quello buono, salta l’uomo, fa bei lanci, fa anche i suoi soliti lanci a caso nelle mani del portiere e in fallo laterale, ma l’importante è che ci provi e mostri la fiducia che sembra aver definitivamente recuperato. Con lui gira tutta la squadra, finalmente, anche se si potrebbe dire che con l’Ucraina è facile. Vedremo.

Gianluca Zambrotta (Italia)
Prende l’aereo per andare a trovare Pessotto, torna, gioca una partita mostruosa e sblocca il risultato con una galoppata folle. Sceneggiature del genere di solito si vedono nell’NBA.

Zinedine Zidane (Francia)
Come ridicolizzare con novantuno minuti impeccabili una banda di stronzi pischelli. A trentaquattro anni, ancora, un giocatore fuori dal mondo.


Coda fra le gambe
Adriano (Brasile)
E pensare che gli interisti temevano si fosse riposato per i Mondiali.

Dida (Brasile)
Sempre più bravo nelle uscite.

Frank Lampard (Inghilterra)
Un mondiale di merda, giocato di merda e chiuso di merda, con un rigore tirato di merda.

Ronaldinho (Brasile)
Mondiale imbarazzante per un personaggio che, piano piano, comincia a starmi sempre più sui coglioni. Interessante notare come “l’uomo che sorride sempre, anche dopo un passaggio sbagliato malamente” abbia perso il sorriso quando le cose andavano male per lui, nonostante la squadra (“la cosa più importante, va bene se fanno gol gli altri, conta la vittoria”) stesse andando avanti. E quando c’era bisogno di lui, di una scossa, del faro, non ha saputo fare un cazzo. Ma certo, era fuori posizione, era fuori forma. E poi ride.

Il Brasile
Affanculo il quadrato magico, la squadra che chiunque potrebbe allenare, quelli troppo forti per non considerarli favoriti assoluti. Ridicolizzati con il loro stesso ti-tic ti-toc. Per novantuno, ininterrotti, minuti.


Premio “Bella mossa”
Meglio Pekerman che tiene Messi a riposo o Eriksson che mette Carragher per tirare il rigore?

Quarti di finale

I quarti di finale si aprono con un primo tempo da coma etilico, in cui l’Argentina fa possesso palla nella sua area di rigore e la Germania la lascia fare. Una roba impressionante, al ventesimo minuto sembrava di essere al novantatreesimo, con l’Argentina sopra di due gol e la Germania che non ci credeva più. Fastidiosi i sudamericani a tenere palla per mezz’ora consecutiva (una cosa tipo 63% abbondante) senza praticamente mai tirare in porta. Contratti, nervosi (soprattutto all’inizio), ma tutto sommato saggi i tedeschi a non farsi irretire, evitando di stancarsi inutilmente nel tentativo di pressare contro gente che sa farla girare. Oltretutto, le due vere occasioni del primo tempo sono sul sinistro di Podolski e sulla testa di Ballack.

Nella ripresa gli argentini, incredibile, decidono di attaccare e al primo vero affondo, seppur su calcio d’angolo, sfondano. Improvvisamente c’è una partita, coi tedeschi che ovviamente cercano di recuperare, ma mostrano un’invidiabile compassatezza, senza sbracare, senza andare allo sbaraglio. Gli argentini hanno un paio di occasioni per raddoppiare, ma si scoprono leziosi e inconcludenti e finiscono per subire il pari su una bella incursione del commovente Klose. Pekerman è sfortunato, perché spreca un cambio per sostituire lo spaccato Abbondanzieri e usa il terzo per mettere Cruz (“accontentiamoci dell’uno a zero”) subito prima del pareggio, ma certo uscire senza aver fatto giocare Messi fa veramente brutto. Supplementari quasi inutili, ci sono un paio di occasioni, ma i padroni di casa hanno il capitano acciaccato e faticano a mettere assieme qualcosa. Ai rigori, però, vince il cazzo durissimo dei tedeschi, che tirano molto bene, con forza e precisione. E, diciamocelo, non è che fosse poi così ovvio attenderselo dal ragazzino Podolski e da un affaticatissimo Ballack, cui comunque va dato atto di avere le palle di prendersi una responsabilità che, con quella fascia al braccio, non poteva certo schivare.

L’Italia, come era lecito attendersi, domina, vince e convince giocando contro il Pizzo Calabro. Si vede una bella squadra, che comincia davvero a girare come dio comanda, con tante belle azioni costruite su tocchi di prima, gente capace di saltare l’uomo, conclusioni, efficacia sotto porta e rocciosità difensiva. Certo, andare in vantaggio con un gol del genere dopo appena sei minuti rende le cose facili, specie contro una squadra palesemente inferiore, ma quel che giusto è giusto: l’Italia spacca i culi. E sulla carta potrebbe spaccare abbondantemente anche quello dei tedeschi, che si presentano in semifinale apparentemente stanchissimi, con un Ballack claudicante e con sulla testa la spada di damocle della possibile squalifica a Frings. Sarà ovviamente una partita difficile e peserà il fattore campo, ma vedo gli azzurri favoriti. Importante, anche, non prestare attenzione all’arbitraggio: come contro la Svezia e l’Argentina, come è ovvio e tutto sommato tranquillo che sia, a favore dei tedeschi ci saranno sicuramente gli episodi, la punizione inventata che fa riposare e salire la squadra, le scelte dubbie, le piccole cose che aiutano a tenere l’inerzia della gara in bilico. Ma l’Italia può e deve essere più forte di tutto questo.

Se giochi di merda, esci. Questa è abbastanza una legge, rispettata come poche altre volte in questo Mondiale. Certamente gli inglesi hanno avuto una sfiga allucinante, fra gli infortuni a Owen e Beckham e l’espulsione di Rooney – comprensibile, ma fiscale e soprattutto non in linea con l’arbitraggio di Elizondo – ma hanno giocato veramente male, tutte e cinque le partite. Il paradosso è che, inizialmente, contro il Portogallo stavano forse esibendosi nella loro prestazione migliore. Sono partiti bene e per una ventina di minuti sembravano convincenti. Perfino Lampard riusciva a inserirsi bene nel gioco offensivo! Ma piano piano si sono spenti, con l’uscita di Rooney hanno perso il controllo e hanno finito per non rendersi quasi mai pericolosi (anche se almeno tre ottime occasioni da gol le hanno avute). Il Portogallo, pur privo del faro Deco, ha retto bene, ha rischiato spesso di andare in vantaggio e ha giustamente sfruttato il fatto di avere un portiere fortissimo sui calci di rigore. Rigori che, peraltro, gli inglesi han tirato in maniera vergognosa.

A proposito di squadre che giocano di merda, finalmente il Brasile viene spazzato via. Incredibile ma vero, appena si trovano di fronte una squadra solida e in grado di far male in attacco, i Carioca salutano il Mondiale. La Francia gioca una partita diversa rispetto a quella contro la Spagna, aspettando di meno e attaccando di più, ma sfruttando carte vincenti molto simili: enorme fisicità dietro e in mezzo, grande velocità dei giocatori offensivi e un capitano in stato di grazia. La prestazione di Zidane non vale neanche la pena di commentarla, perché qualsiasi descrizione sarebbe riduttiva. I brasiliani, tutti, dal primo all’ultimo, erano incazzati neri, non ci capivano niente, non riuscivano a stargli dietro, mentre quello si prendeva gioco di loro. Ora, per i galletti, c’è da affrontare una semifinale contro un’avversaria sulla carta tutto sommato molto simile alle due precedenti, con giocatori molto bravi a far girare la palla (e le palle), anche se forse un po’ più esili di Spagna e Brasile alla voce “attaccanti”. In compenso, però, hanno dimostrato una solidità mentale e tattica decisamente superiore e hanno in panchina un uomo abituato a vincere. Anche qui, vedo la Francia favorita, ma con minore convinzione.