[E3 2006] Day 6


La giornata inizia presto, con la canonica dose di ciambelle e un tuffo nel pulmino. Formazione d’assalto: io, Skulz, Paglianti, Alepolli, Silvestri. Il Silvestrone si mette alla guida e decide di fare una deviazione per farci vedere una via che gli piace. Risultato: arriviamo alla coda per il parcheggio alle nove meno un quarto, ovvero un’ora dopo la partenza e un quarto d’ora prima degli appuntamenti presi da Silvestri, Polli e il Paglia. Ergo, la gente fugge e lascia a me a Skulz l’incombenza di affrontare l’ingorgo e parcheggiare. E vabbé.

Appena entrato mi affretto verso la zona Sony, dove grazie al cielo non c’è ancora coda per la scalinata che porta verso l’alto. Qui ho occasione di osservare il trailer di Wardevil (Enigma) e, soprattutto, quello davvero figo di Heavy Rain, sui cui è anche possibile intervenire modificando il rendering con la pressione di un tasto dorsale del pad. Le movenze e la recitazione della tizia protagonista del filmato fanno spavento, per quanto sono credibili. Dopo aver scattato la foto di rito dall’alto e provato il divertente, ma tutt’altro che sconvolgente Motorstorm, me ne torno di sotto e mi dirigo nelle stanze Konami per affrontare l’intervista al team KTYO.

Il resto della giornata scorre abbastanza tranquillo. C’è ancora tanta gente, ma un po’ meno rispetto ai primi due giorni e questo mi permette di provare abbastanza comodamente le cose che ancora voglio provare. Dopo aver terminato la mia “gestione” a tappeto di qualsiasi cosa riguardi le console Sony, mi concedo ulteriori scappatine verso le altre macchine. Scopro così che Sonic The Hedgehog per XBox 360 si controlla molto meglio. Ero rincretinito mercoledì, o effettivamente la versione per scatolo sta venendo su meglio? Dedico poi il mio tempo anche al francamente triste Pro Evolution Soccer 2007 per Nintendo DS e a qualche altra sciccheria (per esempio Lost Planet per 360), ma sostanzialmente, dopo pranzo (il canonico paninozzo), mi dedico quasi solo a girare in relax.

Comunque, la tristezza di PES DS merita un minimo commento. Veste grafica inguardabile, gioco estremamente rallentato, sistema di controllo riportato a sei anni fa (c’è ancora l’uno-due automatico)… complimenti per davvero!

Chiacchiero con le persone note che incontro, mi guardo gli stand, mi gusto qualche evento organizzato (tipo le partite di poker che vedono allo stesso tavolo un professionista e una manciata di pellegrini pescati a caso), osservo le bellezze presenti in fiera e fotografo un po’ di simpatiche allegrie. Tipo ‘sti due soldati, Optimus “Commander” Prime, la moto di Wolverine, le macchine di Cars (in gentile compagnia), un diavoletto simpatico, il Pac-Man rotante della foto in apertura e l’ingresso di casa Montana. In realtà fotografo anche altro, tipo questo stand dedicato a Frogger, ma alcune foto vengono maluccio causa inadeguatezza del mezzo utilizzato e, tutto sommato, non vale manco la pena di metterle online.

Siamo sostanzialmente a fine fiera, la hall si svuota, i corridoi si fanno percorribili ed è ora di fare ciao ciao con la manina al Convention Center, che oggi, come sempre, ci saluta alle 16:00, con due ore di anticipo rispetto ai primi due giorni. Recupero Skulz e Paglianti e mi avvio verso Santa Monica. Obiettivo: Johnny Rockets, dove mi scofano un Double Qualchecosa, delle patatine e un paio di coche (viva il refill). Poi Starbucks (ma sì, dai, una cioccolata calda) e via verso l’albergo. Qui, bisogna dirlo, la serata si fa un po’ prendere dall’amarezza: Silvestri è partito per la sua settimana di ferie, Skulz, Minini, Tradardi e Ualone vanno a bere qualcosa, io, Paglianti e Alepolli restiamo in camera a meditare sul senso della vita. Uno di questi avvenimenti non ha nulla a che fare con l’amarezza. In realtà nessuno dei tre, ma uno in particolare meno degli altri.

Comunque, amarezza. Perché? Beh, in TV danno due partite di play-off. La seconda è quella dei Clippers, bella e tirata fino all’ultimo… tiro. Sarebbe stato figo vederla dal vivo, nonostante la sconfitta della squadra di casa. Non è stato gestibile. Inoltre Skulz decide che domani non parteciperà alla spedizione verso il Joshua Tree perché ha troppo da lavorare e la gitarella improvvisamente si affloscia, dato che Paglianti e Polli si fanno prendere dallo scazzo. Qua va a finire che domani ci si ammorba a Santa Monica, temo. Bah…

Ah, giusto, cosa ho giocato oggi:
PSP
Mortal Kombat Deception Unchained
NBA Ballers: Rebound
Rush

I tre giochi Midway per PSP non sono malaccio. Conversioni ben riuscite di roba nata su altre piattaforme. Pur coi limiti del “controller”, funziona tutto abbastanza bene e pure da un punto di vista grafico ci siamo. Da notare che oggi scopro l’esistenza di Metal Gear Solid Portable Ops. Personalmente in fiera non ho visto una fava, però l’idea mi gasa.

PS2
Cars
Spy Hunter: Nowhere to Run
Valkyrie Profile 2: Silmeria

Eh, sì, insomma, oggi non mi era rimasto molto da provare. Comunque Valkyrie Profile viene quasi da dire che sia una figata. Il sistema di combattimento mi piace, la grafica pure è ottima e in generale mi sembra affascinante anche lo scenario. Sono molto incuriosito.

PS3
Heavenly Sword
Motorstorm

Motorstorm in teoria dovrebbe essere un titolo di punta del lancio PS3. Io l’ho trovato divertente, con un modello di guida arcade ma efficace. Però non ci vedo questo capolavoro annunciato. Ben altre basi pone invece Heavenly Sword, fra i titoli più spettacolari E divertenti visti in fiera. Veste grafica pazzesca, ma anche immediato, frenetico e davvero bello da giocare. Le combo vengono che è una meraviglia, la grafica è una delizia e il materiale, insomma, è buono. Certo, il demo giocabile in fiera presentava un unico scenario, anche piuttosto ristretto. Aspettiamo di capire come il gioco renderà quando ci saranno le giga-battaglie promesse l’anno scorso. Ah, verso la fine della giornata ho anche visto il trailer di Golden Axe, che indubbiamente fa venire voglia.

Continua?

[E3 2006] Day 5


Oggi all’E3 ho visto un’altra bella sporta di roba. Il viaggio verso la fiera è stato affrontato a bordo della Cangialosimobile, in compagnia di Skulz, GDR e un tizio che non mi ricordo più come si chiama (ma che ha fatto quel film su Metal Gear Solid che si trovava in Rete qualche tempo fa). Ascoltare per tre quarti d’ora il Cangia che scoppiava in una vera e propria crisi isterica causata dalla delusione provata davanti al Wii, beh, è stato quantomeno divertente. Pare comunque che anche il Tradardi sia in totale amarezza. Boh, vediamo se domani trovo la voglia e il tempo per andare a provarlo.

Cosa ho giocato oggi:
PSP
Ace Combat X: Skies of Deception
Blade Dancer: Lineage of Light
Bounty Hounds
Capcom Puzzle World
Coded Arms Contagion
Dead Head Fred
Death Jr. – Root of Evil
Field Commander
Killzone: Liberation
Lumines 2
Marvel Universe Trading Card Game
Metal Gear Solid Graphic Novel
Miami Vice
SOCOM U.S. Navy SEALs Fireteam Bravo 2
Sonic Rivals
Superman Returns
The Legend of Heroes 2
Valkyrie Profile: Lenneth

Si diceva che per PSP c’è tanta roba, e infatti i giochi non finiscono più. Davvero notevole Killzone: Liberation, specie di sparatutto tattico con visuale isometrica. Le tre missioni che era possibile provare mostravano una gran varietà di situazioni, dal lavoro di squadra alla guida dei mezzi, e dei combattimenti molto divertenti. Attira, attira molto. A livello strettamente personale, poi, sono ovviamente lieto dell’esistenza di Capcom Puzzle World (che racchiude Super Puzzle Fighter II Turbo e tutti e tre i Pang), di Lumines 2, oltre che della versione PSP del gioco di carte Marvel Vs. L’interfaccia è ottima e alla fine giocarlo così può essere molto più comodo e molto meno sbatta che comprando le carte. Simpatica assai la graphic novel animata di Metal Gear Solid, che racconta la storia del primo episodio per PS1. Certo, sarebbe anche da vedere a quanto la venderanno. Delusione totale Sonic Rivals: grafica bruttarella, controllo impreciso e totale assenza di ritmo. Una bella rottura di palle. Ah, era anche possibile dare una prima occhiata all’emulatore di PS1, presente nelle vesti del primo Ridge Racer. Niente male, sembra andare tutto alla perfezione.

PS2
.hack//GU Part 1: Rebirth
Eureka Seven New Vision
God Hand
Guitar Hero II
One Piece Grand Adventure
Phantasy Star Universe
Pro Evolution Soccer 2007
Snoopy vs Red Baron

God Hand, per quanto mi riguarda, è uno dei tre/quattro giochi più divertenti della fiera. Il primo impatto lascia perplessi, vuoi per la grafica, che già di suo non è il massimo su PS2, figuriamoci in una fiera quasi tutta HD, vuoi per il sistema di controllo non del tutto immediato. Ma quando ci si prende la mano è spettacolare e viene voglia di non mollarlo più. Guitar Hero II mi gasa perché sono fan del genere, ma obiettivamente non è che offra molto di diverso dal primo episodio. Più che altro mi pare di capire che abbiano introdotto la possibilità di giocare in modalità facile anche usando tutti e cinque i tasti, che per gli interdetti del manico come il sottoscritto non è un’opzione da buttare. Interessante Eureka Seven, una specie di simulatore di robottoni tamarrissimo, ma il sistema di controllo mi sembra ampiamente rivedibile. Bello, invece, Phantasy Star Universe, semplice e “acchiappante” fin da subito. Certo, non è un gioco da giudicare in dieci minuti, ma quel che ho visto mi piace. PES 2007 è Winning Eleven 10, punto. Non ho notato differenze sostanziali, forse i difensori sono un po’ meno impacciati. Snoopy vs Red Baron è davvero un giochino, però c’erano Snoopy e Charlie Brown in persona, mi sembrava sgarbato non provarlo nemmeno.

PS3
Full Auto 2: Battlelines
Mobile Suit Gundam
Resistance: Fall of Man (Single player)
Stranglehold

Il primo Full Auto neanche sapevo esistesse, ma mi dicono che non mi sono perso molto. Il secondo, comunque, è molto divertente e ha un bel motore grafico. In fiera comunque si giocava solo un’arena in deathmatch, ma quel che c’è funziona molto bene. Stranglehold è più o meno un’evoluzione di Max Payne. Quel poco che ho giocato mi è piaciuto molto e in un certo senso mi ricorda molto Rise to Honor: un gioco limitato ma divertente e che soprattutto ricrea alla perfezione l’atmosfera dei film a cui si ispira. Vediamo cosa ne viene fuori. Per il momento sta invece venendo fuori pochino da Gundam, che è davvero in condizioni di sviluppo molto arretrate. Molto belli i modelli dei mobile suit, ma non c’è altro e il movimento in giro per l’ambiente è impacciatissimo. Interessante Resistance, sia nel livello ambientato in trincea, sia (un po’ meno), in quello all’interno dei laboratori. Tanta azione senza respiro, bella grafica, armi interessanti e nemici tutto sommato “piacevoli” da affrontare.

Oltre a tutto questo, ho assistito alle presentazioni a porte chiuse di Assassin’s Creed e Haze. Vale a dire rispettivamente un gioco sviluppato da gente che ha lavorato sui Prince of Persia e il nuovo sparatutto di Free Radical. Purtroppo non si poteva mettere mano sul pad, ma in entrambi i casi c’è un motore grafico mica da ridere e un concept interessantissimo. Le idee comunque sono ottime, fra le migliori viste in fiera. E per oggi non c’è nient’altro, a parte Frogger.

Segue la fuga dal Convention Center (per l’occasione affrontata dalla sola coppia Maderna/Paglianti, col sottoscritto ormai pilota ufficiale del pulmino): primo momento di panico quando mi ritrovo solo in sala stampa, senza sapere dove gli altri abbiano parcheggiato il pulmino e in attesa di un Paglianti che non arriva. Secondo momento di panico quando il Paglianti, dopo essere arrivato, non si ricorda dove sia la macchina. Mentre lo inseguo, mi fermo a fotografare questa roba per terra.

Dopo un breve momento di relax in albergo, ci dirigiamo al giapponese fai da te della prima sera. Venti dollari d’obolo e scofano senza tregua. A ‘sto giro ho letteralmente ingoiato tre piatti strabordanti di sushi e sashimi modello piramide. Solo quello, fino allo sfinimento. Ho temuto di morire, ma sono sopravvissuto. Alla fine hanno praticamente dovuto cacciarci, eravamo gli ultimi rimasti nel locale. Che per la cronaca, casomai interessasse, si chiama Light House Buffet (The Original Seafood and Sushi Buffet). Quando sono arrivato in albergo ero talmente pieno, stanco e in digestione che sono svenuto praticamente subito. E questo è il motivo per cui questa roba la sto finendo di scrivere oggi. Vabbé, fine.

Continua…

[E3 2006] Day 4


Com’è girare per l’E3? Beh, alla fine non troppo diverso da girare per la fiera di Lucca o per una qualsiasi di quelle robe “pasta pizza e mandolino” tipo lo SMAU o il Futursciò. Certo, gli spazi sono più ampi, c’è più roba da vedere e soprattutto, tendenzialmente, c’è più roba figa da vedere. Ma alla fine fiera è e fiera rimane. E io nelle fiere ci sguazzo, e infatti oggi ho sguazzato. Descrivere per filo e per segno tutto ciò che ho fatto e visto sarebbe un po’ un cacamento di cazzo, oltre che poco sensato, visto che settimana prossima dovrò occuparmi della cosa su PSM.

Facciamo, quindi, un breve elenco di ciò a cui ho giocato oggi:
PSP
50 Cent: Bulletproof G Unit Edition
Cars
Dungeon Siege: Throne of Agony
Every Extend Extra
Gangs of London
Gitaroo Man Lives!
LocoRoco
Monster Hunter Freedom
Ratchet & Clank: Size Matters
Tekken: Dark Resurrection

La PSP a ‘sto giro spacca davvero i culi: tantissimi giochi e quasi tutti davvero meritevoli… e belli pure gli stand in cui provarli. Every Extend Extra e LocoRoco sono una meraviglia, Tekken e Monster Hunter fanno semplicemente impressione e Ratchet & Clank, pure, mi sembra riuscitissimo. Figo il fatto di poter scaricare sulla propria PSP i demo, così da giocarli in tranquillità senza avere alle spalle l’avvoltoio che aspetta il proprio turno. Un po’ scomodo da giocare Gitaroo Man, soprattutto nei livelli più avanzati. Comunque speravo in un gioco nuovo, e invece è praticamente una conversione perfetta di quello uscito su PS2. Comunque, se su PSP diventa quasi bello perfino The Getaway (Gangs of London), allora siamo a cavallo.

PS2
Final Fantasy VII: Dirge of Cerberus
Final Fantasy XII
God of War II
Justice League Heroes
Rule of Rose
Yakuza

Dirge of Cerberus e Rule of Rose, visti velocemente in fiera, sembrano troppo brutti per esserlo veramente. Forse è il caso di dedicare loro più tempo e calma. Effettivamente molto intrigante Final Fantasy XII, mentre rimando a settembre Yakuza: c’è del potenziale e senza dubbio il demo mostrato in fiera è troppo limitato per dare un’idea concreta del gioco, ma visto così sembra davvero molto al di sotto delle pretese ambiziose con cui viene pubblicizzato. God of War II è esattamente God of War II: la stessa roba dell’anno scorso, solo con mosse, figate e possibilità in più. Il che vuol dire che molto probabilmente sarà uno spettacolo, ma è chiaro che l’impatto, specie se limitato a un demo, non può essere lo stesso.

PS3
F1 06
Genji
Madden NFL 07
Resistance: Fall of Man (Multiplayer)
Sonic the Hedgehog
Virtua Tennis 3
Warhawk

Le faccine basite sono più che altro per le condizioni davvero tristi in cui alcuni giochi sono presentati: troppo indietro nello sviluppo, belli davvero solo da fermi. Virtua Tennis 3 mi lascia perplesso più che altro perché va bene la grafica, però è davvero ancora il ping pong di cinque anni fa. Non male Sonic The Hedgehog: buono il motore grafico e interessante il personaggio alternativo dotato di telecinesi. Il livello dedicato a Sonic, però, è ai limiti dell’incontrollabile. C’è ancora molto da lavorare, anche se i pupazzoni dello stand Sega sono fighi. Resistance in multiplayer convince, ma la prova vera va fatta in singolo, e oggi pomeriggio c’era troppa coda. Ottimo motore grafico, comunque. Divertente Warhawk: il controllo tramite sensore di movimento funziona molto bene ed è preciso. Certo, non si va molto lontano da quello che faceva il Freestyle di Microsoft anni fa, ma chi se ne fotte, pure. Il gioco, comunque, sembra divertente, anche se nel demo se ne prova veramente poco o nulla. Bella grafica, ma questo vale un po’ per tutti i giochi PS3, anche se devo ancora vedere qualcosa di davvero stupefacente.

Ho inoltre messo mano a NBA 2K7 e NHL 2K7 per XBox 360 e, madonna, si comincia ad entrare in zona “apperò”. La verosimiglianza dei giocatori, ma un po’ di tutto, fa spavento. Steve Nash ondeggia per il campo come quello vero. Ottimo sul serio.

Prima di chiudere, parentesi “il blog dei cazzi miei”. Partenza mattina presto, in macchina con Sivestri, Alepolli e Paglianti. Durante il viaggio transitiamo nei pressi del Nakatomi Plaza. Come ovvio, per arrivare in fiera c’è un traffico clamoroso, specie in ingresso di parcheggio, ma la mossa delle prime due ore del mercoledì (dalle nove alle undici) dedicate solo a chi si è registrato per tempo è una figata. Per un paio d’ore si possono provare in totale scioltezza una marea di cose per le quali nel corso del pomeriggio diventerà invece necessario fare la coda. Unica eccezione: Nintendo. La coda è già chilometrica alle nove e venti. Non mi ci metto neanche per sbaglio, anche se la gente nei monitor a parete che chiacchiera con quelli in attesa è divertente.

Fino a mezzogiorno circa sto in zona Sony a provare come un ossesso qualsiasi cosa mi trovi davanti. A quel punto scatta la fame (nonostante le quattro ciambelle a colazione) e vado a recuperare un panino e un succo di frutta. Vado a gustarmeli fuori, in balconata, e scopro che improvvisamente è diventata estate: un caldo pazzesco e un sole clamoroso. Dopo aver mangiato ed essermi rosolato per bene, torno al lavoro e vado a un appuntamento per vedere una versione ultrapreliminare del nuovo Sega Rally, che sembra molto fico. Prosegue quindi la maratona videoludica, interrotta da un’intervista a mister Castlevania e da una passeggiata all’esterno, durante la quale faccio anche una foto allo Staples Center, che ieri mi son dimenticato di farlo. Tutto qui? Tutto qui, a parte il tizio che suona alle tastiere le musiche dei videogiochi.

Ah, no, ecco cosa: dopo tre pasti consecutivi a base di panino, elemosino una cena vagamente umana e la ottengo. Io, Polli, Paglianti e Ualone andiamo a un Deli in Boulevard. Il sottoscritto si scofana una specie di mini pizza molto “italiana” (fatta da dei messicani, comunque), una bisteccona “kobe style” con patatine fritte e una fettona di cheesecake. Spendiamo un po’ più del solito, ma cazzo, ogni tanto, eh, per diamine!

Continua?

[E3 2006] Day 3


Ieri sera chiudevo sperando di poter mangiare qualcosa di umano. Il mio desiderio non è stato esaudito, dato che – nonostante qualcuno remasse contro facendo il pirla – ci siamo diretti verso un California Pizza Kitchen o come caspita si chiama. Ora, io non ho problemi con quelle cose che non sanno di pizza anche se si chiamano pizza. Ma proprio zero, senza neanche stare a fare il discorso “basta non pensare che sia pizza”. Ma che me ne fotte, io penso solo a mangiare: se mi piace, mi piace, se mi fa cacare, mi fa cacare.

Dicevamo, il California Piscio Cacato: l’antipasto, una specie di focaccia ricoperta di cipolla e pomodorini stile bruschetta, viene quasi da dire che era ottimo. Comunque piacevolissimo. Ma la pizza, cristo santo. Avete presente la pizza ammericana surgelata da supermercato? Quella croccante, no? Ecco, questa invece che croccante è molliccia. Praticamente sembra di avere in bocca una melanzana marcia. E Silvestri ne va matto. Peraltro Silvestri manco c’era, era in giro con non so chi.

Comunque, la tortura chiamata erroneamente cena si conclude felicemente, con anche un momento di thrilling quando il cameriere si arrischia a regalare una risposta sagace a Minini, senza sapere di stare rischiando la vita. Per fortuna la cosa si risolve senza tragiche conseguenze. Dopo cena si corre a casa, che i bimbi devono andare a letto, e tanti saluti. Anche perché qua sopra c’è scritto “Day 3”, e sarebbe il caso di parlarne.

Finalmente oggi ho messo piede nel Convention Center, dove si svolgerà l’E3. Le dimensioni contano, e fanno la loro porca figura. Comunque l’ho visto di striscio, dato che eravamo lì solo per ritirare il badge holder. Svolta l’operazione e gestito un passaggio da Starbucks (dove chi non aveva usufruito del porcaio fornito in albergo ha fatto colazione), siamo andati alla biglietteria dello Staples Center. Come era ovvio e prevedibile, i biglietti per la partita dei Clippers sono esauriti. Ma del resto tentare non costava nulla.

La missione della mattinata: portare Paglianti al negozio di soldatini a trenta miglia di distanza, per poi dirigersi sulla Sunset Boulevard, dove si trovano Amoeba Music e Meltdown Comics. Ualone non c’è, ha deciso di andare alla conferenza Nintendo al posto del fantasma di Zave, e la mostra I am 8 bit apre alle 18 (mortacci loro). La compagnia è quindi composta dal sottoscritto, Paglianti, Silvestri e Skulz. Dopo un lungo viaggio, arriviamo al negozio che vedete nella foto in apertura. All’interno, un po’ di tutto: miniature, modellini, card varie, board game, giochi di ruolo e via dicendo. Mentre Paglianti ravana, giro fra gli scaffali e poi esco in esplorazione, finendo in una specie di fast food messicanoide chiamato El Pollo Loco. Entrando, impatto su un muro di unto e fogna che mi stordisce, ma riesco lo stesso a prendermi una coca cola. All’uscita, Paglianti ha concluso e ci si può dirigere verso la Sunset. Lungo la strada fotografo alcune simpatiche cose, insegne e cartelli.

Meltdown Comics è un’altra fumetteria gran bella. Più leccatina rispetto a Hi De Ho (o come si chiama), è grossa e fornita. Avevo promesso di cavarmela in fretta ma, cazzo, mi perdo fra gli scaffali e rischio veramente di non uscire più. Comunque, punto subito il quarto volume di Liberty Meadows, ma purtroppo al momento è uscita solo la costosa edizione hardcover e non se ne parla. La ristampona di Bone manco per scherzo, e allora mi accontento di prendere un paio di paperback di The Walking Dead (è troppo bello, non ho voglia di aspettare che escano in italiano) e i due di Our Worlds at War, che in italiano non si trovano più. Uscendo, mi rendo conto che in Skulz e Silvestri c’è un po’ di scazzo e, soprattutto, che sto cominciando a spendere un po’ troppi soldi. Affanculo Amoeba Music, quindi, si torna in albergo.

In albergo, però, ci si rimane pochino: giusto il tempo di dare corpo a quello che io e Skulz stiamo pensando di fare già da ieri. In pratica, se la cosa non si dovesse rivelare impossibile per motivi “contingenti”, sabato, a fiera ampiamente conclusa, prenderemo una macchina a noleggio e ce ne andremo da qualche parte fuori da Los Angeles. Paglianti gradisce e dichiara di volersi aggregare. Per quanto riguarda il dove, io propongo il Joshua Tree National Park. Dopo un veloce raid su siti che lo illustrano, la proposta viene accettata. Vediamo come si evolve.

Dopo una mezzoretta di scazzo, comunque, si riparte per la boulevard: di stare tutto il pomeriggio ad ammorbarsi in stanza non se ne parla e comunque Paglianti vuole farsi rimborsare le scarpe che ha comprato perché gli vanno scomode. Gestito il rimborso, io e Skulz notiamo che c’è uno spettacolo di Silent Hill nel giro di dieci minuti. Ci congediamo e ci infiliamo a vedere ‘sto benedetto film, che si rivela sostanzialmente quello che mi aspettavo. Patinato e pulitino, molto riuscito nel riprodurre l’immaginario visivo del videogioco, ma poco “sanguigno” e tutto sommato meno viscerale di Resident Evil (il che è tutto dire).

Dopo il film scatta un momento quasi Silent Hill, nel senso che io e Skulz ci perdiamo nel parcheggio coperto e impieghiamo venti minuti a trovare la macchina. Del resto, all’andata guidava Silvestri, e figurati se noi passeggeri ci preoccupiamo di fare caso a dove abbiamo parcheggiato… La mia mossa “usciamo, entriamo dall’ingresso delle macchine e seguiamo a piedi il percorso che avevamo fatto per parcheggiare”, però, funziona. Nel tornare all’albergo, guido per la prima volta in vita mia una macchina col cambio automatico (nonché un pulmino). Esperienza un po’ strana: a parte che tutto quello sgasare è folle, ma poi ogni volta che mi fermo a un semaforo cerco la frizione col piede sinistro. Comunque, ci si abitua in fretta, e alla fine ovviamente è comodissimo.

Che dire, la giornata è sostanzialmente finita. Mi son docciato e son qui a scrivere. Silvestrone nel frattempo è tornato e stiamo aspettando un segnale dall’alto per uscire e andare a cena. Le notizie del giorno, lo ammetto, le ho viste un po’ di striscio. Ora mi guardo meglio un po’ tutto. Da domani, comunque, si comincia a lavorare per davvero. Vediamo un po’ che succede. Così, a naso, credo che avrò molto meno tempo e molta meno voglia di mettermi a scrivere fesserie nel blog.

P.S.
Prima di uscire per cena non ho fatto in tempo a finire ‘sta roba, quindi finisco adesso. Stasera siamo andati da Johnny Rockets. Considerando che a pranzo mi ero sbafato un hamburger colossale in una specie di saloon sulla Sunset Boulevard, mi sono limitato a un sandwich di pollo. In serata è nato un nuovo tormentone del viaggio: la resistenza passiva. Si aggiunge al camion, al cane alfa e alla musica della laurea americana. Cosa tutto questo voglia dire, non ho cazzi di spiegarlo. Buonanotte (ma anche buongiorno, a chi sta andando al lavoro).

Continua?

[E3 2006] Day 2


Dopo cinque ore di sonno, alle 3:30 mi ritrovo con gli occhi spalancati. Mi costringo a continuare a dormire, ma la notte prosegue a singhiozzo. Alle 6:30, stanco di continuare a svegliarmi ogni mezzora, mi alzo, mi toeletto in bagno e mi attacco al PC, dato che è forse l’unico momento in cui ho la certezza di beccare gente su ICQ e MSN. E infatti Trillian mi premia, dandomi l’occasione di prendere per il culo Zave e scambiarmi smancerie con la Rumi. Dopo aver risposto a qualche mail (ovviamente nessuno dei collaboratori ha capito che sono via per l’E3 e mi scrivono tutti chiedendomi cose come se fossi in redazione), è tempo di colazione: canonica tazza di the, donut assortiti e dolciume vario. Si parte per la conferenza Activision, con Skulz e Silvestri.

Dopo un po’ di cazzeggio, che include anche una tappa a Starbucks (non sono un caffettaro, vado di succo di frutta), ci si dirige all’hotel della presentazione, situato in Figueroa Street. Ovvero dove Michael Mann ha ambientato la bellissima sparatoria del capolavoro Heat. La presentazione, francamente, non è che lasci proprio a bocca aperta. Lo Spider-Man in hd che gasa tanto i PR Activision non è nulla di particolare, Marvel Ultimate Alliance è X-Men Legends in alta risoluzione, con più roba su schermo e con Galactus (quindi mi gaserà, ma non è questo il punto), Tony Hawk’s per Wii, specie visto in mezzo a giochi tutti in hd, sembra veramente un gioco per Dreamcast, e Enemy Territory Quake Wars è sempre figo, ma ormai ce lo fanno vedere da un anno, Tony Hawk’s per 360/PS3 non è male. Divertente l’espansione per The Movies e, beh, con tutto il poker che ho visto su Sky, quasi bello il gioco ufficiale delle World Series of Poker, ma Call of Duty 3 pareva brutto farlo vedere?

Durante la conferenza squilla il telefonino di Silvestri: è Minini che, appanicato dalle dimensioni del pulmino, ha deciso di convertirlo con un minivan dalle dimensioni più abbordabili. Terminata la presentazione, quindi, dobbiamo tornare per gestire. Finisce il tutto, io e Skulz ci scofaniamo i tramezzini gentilmente offerti da Activision e partiamo tutti e tre per l’albergo. Da lì, Silvestri fugge a incontrare una sua amica (scrivo alle 20 ora locale e ancora non si è rivisto). Skulz e Tradardi vanno a gestire lo scambio di furgoni. Paglianti e Alepolli sono ancora dispersi nella loro uscita shopping. Ualone e Minini sono alla presentazione Sony. Mi ammorbo per un’oretta fra il PC e ESPN in TV, fino a quando non tornano Skulz e Tradardi. A quel punto, siccome i due sono scazzati e poco vogliosi di uscire, me ne vado per i fatti miei.

Fra l’albergo e la zona “clou” di Santa Monica ci sono tre chilometri di strada. Teoricamente c’è un autobus, ma sono appena venti minuti a piedi e ho voglia di passeggiare. Lungo il cammino mi imbatto in una bella fumetteria. Si chiama De Hi Ho o qualcosa del genere. Il classico negozio da commedia Sundance, con i commessi scazzati e un po’ sfigati. Ovviamente, siccome non mi sono assolutamente portato liste di numeri che mi mancano, c’è tutto lo scibile umano degli arretrati possibili e immaginabili. In compenso non hanno la super raccolta definitiva di Bone, che a quanto pare è davvero introvabile anche negli USA. Comunque, mi compro i paperback dal secondo al quarto di Invincible, il cui primo volume ho letto tempo fa in italiano e mi era piaciuto davvero tanto.

Mi avvio poi verso la promenade, dove mi limito alle tappe che avevo già in mente grazie ai ricordi dello scorso anno (quando ero venuto qui due settimane prima dell’E3 per l’evento Activision): la libreria, dove recupero A History of Violence, il fumetto da cui Cronenberg ha tratto il suo ultimo film, e il mall in fondo alla strada. Nel mall scopro che nel negozio stupido delle magliette vendono il nuovo disco dei Tool a nove dollari (fra l’altro la promozione finisce proprio oggi). Lo prendo e prendo anche l’inevitabile gadget sportivo da All Pro Sports: una tazza gigante degli Eagles.

Uscito dal mall, imbocco nuovamente la promenade e mi fermo allo Starbucks per prendere una cioccolata calda. La cassiera è il classico tipino simpatico, gentilissimo, carino e chiacchierone che esiste solo nelle commedie leggere americane. Mentre sorseggio, passo davanti al negozio di giocattoli, Zoo Puzzle o quel che è. Grazie a un intervento divino, trovo la forza d’animo di non entrare. L’anno scorso ci avevo lasciato un rene.

Mi dirigo verso la spiaggia e affronto la chilometrica scarpinata che separa l’inizio della stessa dalla riva (della stessa). Il tempo non è proprio una meraviglia, ma alla fin fine il fresco e il nuvolo sopra alla testa non mi dispiacciono. Anzi, sono quasi affascinanti, visto che a Santa Monica nel mese di maggio proprio ti aspetteresti altro. Una volta arrivato a destinazione, tiro il fiato e passo dieci minuti a fissare l’oceano e riflettere sui miei peccati. Dopodiché è il momento di tornare, ovviamente a piedi. Lungo la strada trovo un pezzo di Santa Monica Boulevard recintato dai classici nastri gialli “Do not cross”. C’è la camionetta dei pompieri, ma non vedo incendi. Chissà cosa è successo?

Arrivato in albergo, mi doccio e mi attacco al portatile. In Italia sono le quattro di notte, ovviamente non c’è nessuno con cui chiacchierare. Una controllata al vit e poi via su IGN per sbirciare cosa si è detto alla conferena Sony e a quella Square Enix. Roba interessante, soprattutto il perculaggio di Sony nei confronti della concorrenza: “Facciamo anche noi la versione costosa e quella più costosa, ma in entrambe c’è l’hard disk” e “Facciamo anche noi il controller col sensore di movimento. Lo facciamo meno bello, certo, ma tanto la gente mica se ne accorge, nota solo che la nostra console fa la stessa roba della vostra e in più ha scritto sopra PlayStation”. Ah, giusto, anche “Comunque del sensore di movimento ne parliamo alla fine, che non conta un cazzo.” Malattia incurabile, la spocchia.

Bon, per oggi ho chiuso. Stasera spero si mangi qualcosa di umano, che i tramezzini di oggi erano impresentabili. Domani non avrò un cazzo da fare, dato che non vado alle conferenze Nintendo, Microsoft e Konami. L’unica cosa è che in mattinata devo andare a recuperare il badge holder per la tessera dell’E3, che dopodomani si comincia. Ualone avrà da fare tanto quanto me. Spero di riuscire a manipolarlo e convincerlo ad andare dove voglio. L’idea sarebbe di raggiungere la zona in cui, se ho capito bene, si trovano la mostra I am 8 bit, Amoeba Music e Meltdown Comics. O magari non ho capito un cazzo. Vabbé, comunque ci si prova. E poi, magari, in serata, un Silent Hill al cinema non lo si butterebbe. Vediamo cosa si riesce a fare.

Continua…

[E3 2006] Ma sì, dai, il blog dei cazzi miei.


Partenza da Milano col botto: Zave ha il passaporto in guru meditation e non può venire. In compenso c’è la mamma di Silvestri, che si farà sette giorni di cazzi suoi per poi proseguire la vacanza in compagnia del figlio. Durante il viaggio mi sciroppo l’ottimo Le tre sepolture (ne parlerò prima o poi), leggo un paio di fumetti e finisco il libro sul Saturday Night Live. Non ci sono altri film interessanti che non siano già visti o King Kong (che su quello schermo mi fa proprio tristezza) e allora si gioca a Outrun 2006 su PSP, si legge ESPN Magazine e si chiacchiera con Polli, Skulz e Paglianti. Ah, per la cronaca, oltre a loro e a Silvestri, della spedizione fanno parte Tradardi, Minini e Ualone. La transvolata si conclude in anticipo di qualche minuto, ma in compenso ci tocca stare fermi in aereo per altri 20 giri d’orologio, dato che c’è un velivolo parcheggiato dove dovremmo agganciarci. Meno male che all’autonoleggio si attende solo mezzora per il van da dodici posti (si vede all’estrema sinistra della foto).

Dopo l’installazione in camera (sto con Silvestri e il fantasma di Zave), ci si dirige sulla promenade per cenare. Nel cercare un parcheggio coperto, scopriamo che ne esistono alcuni dall’ingresso troppo basso, in cui non possiamo entrare. Ne troviamo uno in grado di accoglierci (altezza massima sei piedi e nove) e gestiamo, ma Minini è già entrato in paranoia: teme che non riusciremo ad entrare nel parcheggio dell’E3.

Gestito il pullman, ci incamminiamo lungo la promenade, con mamma chioccia che ci guida in giro. Destinazione, un fantastico ristorante giapponese in cui si paga un 20 dollari di fisso e si prende roba dal buffet fino a sfinimento. Come qualità siamo più o meno in zona My Sushi: niente di clamoroso, ma ci sta dentro. Dopo un primo piatto di roba calda (tenpura, spaghetti, pollo teriyaki… ) attacco la zona sushi/sashimi e scofano fino allo sfinimento.

Nel dopocena ci si dirige stremati verso l’albergo, pur facendo tappa a uno Starbucks. Mentre camminiamo nel parcheggio, qualcuno di cui non faccio il nome viene abbordato da due femmine autoctone. Qualcun altro cerca di approfittarne. Li abbandoniamo entrambi in loco, ma non combineranno un cazzo. Tornati in albergo, Silvestri – che fino a un attimo prima faceva il fenomeno chiedendo che rimanessimo in giro – collassa subito. Io reggo fino alle 22:30 cazzeggiando al PC, ma poi mi sdraio e svengo, dopo ventisei ore e mezza di veglia, con tre ore circa di sonno sulle spalle.

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Mission: Impossible III


Mission: Impossible III (USA, 2006)
di J. J. Abrams
con Tom Cruise, Ving Rhames, Philip Seymour Hoffman, Michelle Monaghan, Billy Crudup, Jonathan Rhys Meyers, Maggie Q, Laurence Fishburne

I primi due Mission: Impossible cinematografici erano pellicole fortemente caratterizzate, nel bene e nel male, dall’impronta dei rispettivi autori. Nel 1996 si è visto il Mission: Impossible di Brian De Palma, nel 2000 si è visto il Mission: Impossible di John Woo ed entrambi i film avevano una firma tanto evidente e ingombrante da sfiorare a tratti il manierismo. Con questo terzo episodio, al contrario, abbiamo un vero e proprio “film di Mission: Impossible“.

Essendo sostanzialmente a digiuno di Lost e Alias, non sono in grado di riconoscere una magari evidente marca stilistica o degli eventuali vezzi ricorrenti di J. J. Abrams. Senza dubbio la sorta di pre-cliffhanger con cui si apre il film ricorda il modo quasi criminale con cui si chiudono regolarmente le stagioni dei serial televisivi americani, ma nel complesso l’impressione è che in questo caso il regista esordiente abbia scelto di fare un passo indietro e mettersi al servizio del “marchio”.

Da un punto di vista narrativo M:I III riprende i temi già esplorati dal secondo episodio e li espande ulteriormente. Il protagonista Ethan Hunt viene quindi sempre più caratterizzato come grande eroe romantico e il lavoro di squadra delle spie gioca un ruolo da protagonista per buona parte del film. Nel gruppo di quattro elementi capitanato da Hunt, insomma, ogni membro è un ingranaggio fondamentale per la riuscita delle missioni. Questo elemento tanto caratterizzante del serial televisivo era appena accennato nel primo film e si manifestava solo in parte nel secondo, mentre qui domina quasi tutta la pellicola, per la gioia di chi seguiva in TV le avventure di Jim Phelps.

In definitiva, però, Mission: Impossible III convince grazie al ritmo serrato, alla qualità della messa in scena, al mestiere con cui tutto è ben assemblato. L’intreccio si sviluppa furiosamente, non sconvolge con colpi di scena fuori dall’ordinario, ma neanche si fa cogliere da estrema prevedibilità. Non ci sono idee innovative o spunti geniali, ma c’è un cattivo estremamente efficace nel suo non farsi prendere da gigionerie farsesche e c’è un eroe cavalleresco con cui è fin troppo facile empatizzare. C’è, insomma, un gran film d’azione, come tutto sommato se ne vedono pochini. E, a dirla tutta, c’è perfino una bella idea, nel modo in cui viene raccontato l’assalto al palazzo di Shanghai. Serve davvero altro?

Decollo


Fra una ventina di minuti dovrebbe spuntare qua sotto un taxi con a bordo Puccettone. Direzione Los Angeles, con scalo a Linate e a Londra. Vado all’E3, per la prima volta. Non so bene che aspettarmi, ma dovrebbe essere una bella roba. Per l’occasione ho anche anticipato la tosatura di un mese.

Lavoro a parte, tre cose da fare:
I am 8 bit;
Silent Hill (il film);
– una partita di play-off allo Staples Center.

Lavoro a parte, tre cose da non fare:
– battutine su Puccettone, che si offende;
– tirare fuori dal portafogli la carta di credito;
– dire a David Cage cosa penso di lui.

Il lussuoso albergo in cui soggiornerò assieme a una decina di stimati colleghi fornisce una connessione a Internet. Non so però se avrò voglia, tempo e/o forza di aggiornare il blog. Nel caso effettivamente i presupposti dovessero mancare, ci si sente dopo il 15.

L’era glaciale 2 – Il disgelo

Ice Age: The Meltdown (USA, 2006)
di
Carlos Saldanha
con le voci di
Ray Romano, John Leguizamo, Denis Leary, Sean William Scott, Josh Peck, Queen Latifah

L’era glaciale 2 è esattamente quello che ci si può attendere dal seguito di un film d’animazione americano. Un cast allargato, dei temi comici allineati a quelli del primo episodio, una serie di simpatici ammiccamenti per il pubblico “di ritorno”. Con un intreccio che si sviluppa secondo i classici canoni della narrativa per ragazzi hollywoodiana, i momenti migliori del film, esattamente come quattro anni fa, sono rappresentati dai “cortometraggi” dedicati all’adorabile scoiattolo che domina la campagna pubblicitaria.

Il parallelo fra Scrat e Wile E. Coyote è sempre più evidente, con la ghianda nei panni dell’infame Road Runner e i ghiacciai prossimi allo scioglimento che richiamano per forza alla memoria i canyon visti in tanti Looney Tunes. Ormai la carica dirompente della “prima volta” si è persa, ma il carisma del personaggio rimane e gli sketch funzionano ancora alla grande. Esattamente come nel primo episodio, l’azzeccato e simpatico cast di protagonisti fa il resto e il film, pur senza entusiasmare, scorre piacevole fino alla fine.

Basta, però, con ‘sti maledetti bambini tutti doppiati con accento romano. Ogni volta che c’è un poppante in un film, tocca sentirlo parlare come Er Monnezza. Non se ne può più.

The Fog (2005)


The Fog (Canada/USA, 2005)
di
Rupert Wainwright
con
Tom Welling, Maggie Grace, Selma Blair, DeRay Davis

La recente ondata di remake di horror “antichi” (o di origine asiatica) ha fruttato risultati altalenanti, ma nel complesso non del tutto disprezzabili. In fondo il The Ring occidentale è un buon prodotto, La maschera di cera mi ha soddisfatto parecchio e ho sentito parlare molto bene anche dei nuovi Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. Il beneficio del dubbio, quindi, mi è venuto spontaneo concederlo, a questo The Fog. Grosso errore.

Pacchiano, sgrammaticato, sconclusionato, impacciato, tutto ciò che indica sostanziale mediocrità può essere detto del remake diretto da Rupert Wainwright. Un film assemblato male, che manca di ritmo, fatica a costruire anche solo un vago accenno di tensione, si perde in una trama senza capo né coda e sfocia nel ridicolo completo con un finale da Silly Symphonies. The Fog edizione 2005 è, molto semplicemente, brutto.

E a voler fare un paragone con l’originale di Carpenter, che pure era tutt’altro che un capolavoro, ci si ritrova a sparare sulla croce rossa. Svanite nel nulla, forse proprio nella nebbia, quell’atmosfera affascinante e morbosa e quella lenta e inesorabile crescita della tensione. L’intreccio, che già a suo tempo danzava pericolosamente sull’orlo del baratro, viene sviluppato oltre il lecito e precipita nel ridicolo. Le trovate più interessanti, su tutte il personaggio della DJ che rimane chiusa nel faro a trasmettere per guidare i cittadini verso la salvezza, vengono del tutto eliminate. Non rimane nulla, se non qualche bella ripresa dall’alto della nebbia che inghiotte l’isola e un concreto senso di amarezza.