X-Files – Stagione 5


The X-Files – Season 5 (USA, 1997/1998)
creato da Chris Carter
con David Duchovny, Gillian Anderson

Mantenersi sugli strepitosi livelli della quarta stagione di X-Files, forse la migliore in assoluto, per di più con l’obbligo di creare i presupposti narrativi per giungere all’esordio cinematografico, non era affatto facile. E infatti Chris Carter e compagni non ce l’hanno fatta. Ma tutto sommato il bersaglio è stato mancato di poco e questa quinta annata resta ancora oggi una visione piacevolissima.

Intelligentemente gli autori scelgono di non ripetersi e abbandonano la svolta horror della quarta stagione. Il mirino, quindi, non resta più fissato sul gusto per l’orrido e sulla ricerca dello shock, anche se le atmosfere, come ovvio, rimangono molto cupe. Così ci troviamo con venti puntate in cui X-Files si diverte a giocare con se stesso, utilizzando molta autoironia, manipolando i suoi stereotipi e sperimentando con le immagini. Episodi divertentissimi come Chinga e Bad Blood rappresentano alla perfezione questo spirito, che comunque non monopolizza una stagione al contrario molto eterogenea.

Un tema portante è senza dubbio quello dell’approfondimento sui trascorsi e sulle profonde motivazioni dei personaggi. Andiamo così a scoprire la nascita dell’amicizia fra Mulder e i Pistoleri Solitari, a indagare sul rapporto fra Fox e il padre, a conoscere personaggi del passato e nuovi interessanti protagonisti. Più in generale, se si esclude qualche scivolone (Kill Switch su tutti), è difficile andare a criticare il singolo episodio. Lascia perplessi, invece, ciò che al contrario aveva davvero convinto nell’annata precedente: gli episodi della cosiddetta mitologia.

Le puntate – generalmente in due parti – che portano avanti il discorso sugli alieni (i quali, apprendiamo, stanno pianificando una colonizzazione) gettano molta carne al fuoco, ma mancano un po’ di coesione. I nuovi elementi introdotti affascinano, ma sembra quasi che si stia cercando di tirare fuori tutto in fretta e furia, per fare poi ordine più avanti. Forse pesa anche la voglia di rendere, come spesso accade nei telefilm americani, la quinta stagione un punto di arrivo e di (ri)partenza, con numerosi temi pronti ad essere sfruttati in seguito.

Un anno di transizione, insomma, senza dubbio importante per l’aggiunta di tasselli decisivi in quello che è il grande e incasinato mosaico su cui indagano Mulder e Scully. Ma, nonostante tutto, anche un anno di ottima televione, capace di passare da esilaranti divertissement (The Post-Modern Prometheus) a originali divagazioni (The Pine Bluff Variant) e a racconti di grande intensità (Mind’s Eye).

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