Usenet Amarcord #009


Mensola, 7 ottobre 2005

il nervoso, quello vero.

ore 19.45 scendo per andare in palestra.

avevo accomodato portafoglio + chiavi della macchina su una sedia in salone (per chi è stato qui a bulciago, quella prima della cucina)
non ci sono.

boh, avrò lasciato tutto in macchina, penso.
scendo, la macchina è chiusa.

porco

risalgo, faccio il giro della casa, sopra e sotto.
niente.

ok, riepilogo mentalmente il contenuto del portafoglio:
– 500 € e spiccioli abbondanti, che dovevo rinnovare l’abbonamento in palestra e piscina (http://www.wetlife.net/ fico)
– un’altra settantina di € in marche da bollo
– patente
– carta d’identità
– codice fiscale
– tesserino dell’ordine
– tesserino associazione ex alpini ricordo del mio vecchio, valore affettivo inestimabile
– un paio di cedolini di raccomandate spedite stamante
– bancomat
– postepay
– tessera magnetica della palestra e piscina di cui sopra

la convinzione è che qualcuno sia salito e senza farsi sgamare mi abbia sottratto il tutto.
già successe nella casa vecchia, rubarono il mio portafoglio e un orologio a mio pa’, quindi ci può stare

chiamo mamma, la quale conferma che il portafoglio era sulla sedia.
lei non l’ha toccato.

il fegato.
cioè, alla fine i soldi vabbè ti spiace e ti girano assai, ma son fungibili
ma la sbatta per tutte le carte e le patenti e i tesserini e tutto quanto si può solo definire ingestibile

sto giro non si gestisce
non si può, proprio fuori portata.

e le chiavi della macchina.
qualche figlio di puttana ha le chiavi della mia macchina.
già vaneggio di non andare mai più a dormire, perchè lo stronzo ritornerà a finire il suo lavoro.

ritornerà, si.
e io sarò li ad aspettarlo, con in mano il fucile più grosso della brianza (lo sparanegri di cui si legge in rumble tumble di lansdale), e alle mie spalle una squadra di picchiatori albanesi che conosco per taluni motivi e saprei come contattare alla bisogna (e non sto scherzando)
scendo subito a togliere il telecomando del cancello dalla macchina, e penso veramente di organizzare la vendetta.

la follia mi abbandona per un momento: il tutto manca di logica.
razionalizzo

in zona portafoglio c’erano delle cose di argento di mia mamma.
sul tavolino due banconote da 50, che sono ancora lì.
sulla mensola di fianco alla tele una trentina fra giochi e dvd.
console e cuffie.

non può essere.

nel pomeriggio è passata mia sorella.
col bimbo, di tre anni e rotti.
l’altra bimbetta è stata qui tutto il giorno, lei ha caricato l’altro all’asilo e si è fermata qui a prenderla, è appena andata via.

la chiamo e non risponde

porco

riprovo dopo 10 minuti
risponde
sta facendo il bagno alle creature

– uè nat, scusa, hai per caso toccato il mio portafoglio?
– no, figurati, perchè?
– (perchè il cazzo) perchè non lo trovo

………………….

pausa

senza dirmi nulla, ha già capito

“davide, hai preso le chaivi dello zio?”
“si”
“anche il portafoglio”
“si”
“e dove li hai messi”
“li ho messi nella macchinina”

razionalizzo

ora

lo stronzetto ha una macchinetta tipo pedali con il sedile che si alza e rivela un vano oggetti, solo senza pedali, alimentata a spinta.

è qui dai suoi nonni da sempre.

e per sempre, intendo che non un solo fottuto minuto di un fottuto giorno mandato in terra da dio, da quando è nelle sue disponibilità, quella macchinetta non è stata qui.

quella macchinetta è mia, perdio.
è un elemento di arredamento.
non so quante volte ci ho inciampato di notte.

stasera, quel piccolo rottinculo ha voluto portarla a casa.

il bastardo ha messo il portafoglio e le chiavi nel vano, coprendoli con una qualche cazzata delle sue.

non l’ha mai portata a casa sua.

MAI

stasera ha piantato un circo che nemmeno il medrano la notte di capodanno, e alla fine mamma e nonna hanno ceduto.

il sacchetto di merda se l’è portata a casa.

a casa sua, a monza, senza fiatare, il negro.

facendo lo gnorri.

ma lui sapeva di avermi fottuto.

faccia di cazzo.

ho passato tre quarti d’ora a consumarmi il fegato.

se mi prendono i 5 minuti gli faccio causa per danni morali, al nano.
nono, non ai genitori, a lui, cazzo.

gli pignoro un 5° della paghetta.

in collegio, perdio.

anzi, accademia militare, lo stronzo.

ma no, che dico.
giustizia medievale, è opportuna in tali casi

ora scendo e gli faccio sparire un po’ della cazzate che ha in giro.

ma perchè solo un po’?

tutto, amico, ti butto via t u t t o.

la soddisfazione maggiore sarà buttari per strada le cose che ti ho regalato io.

la moto di valentino
il cazzo di arepoporto da 26 euro.
la fattoria degli animali. oh, si, quella ti piace vero?

e che mi dici del libro di pinocchio.
del MIO libro di pinocchio.

Il thread originale su google gruppi.

1 commento su “Usenet Amarcord #009”

  1. Gustosissimo racconto…quando la realtà supera la fantasia. Un delicato mix di Ammaniti, Brizzi prima maniera e Big Joe! (non me ne si voglia per la frittura mista di scrittori…)

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