Venezia a Milano – 48 ore all’alba


Fuori concorso
The Exorcism of Emily Rose
di Scott Derrickson (USA)
Bel mix fra horror e film “giudiziario”, racconta il processo a un prete accusato di omicidio colposo per negligenza. La vittima è Emily Rose, convinta di essere posseduta da demoni e sottoposta dal prete a un fallimentare tentativo di esorcismo. In pratica (e riassumendo velocemente), secondo l’accusa la ragazza avrebbe smesso di sottoporsi a cure mediche su consiglio del prete e questo sarebbe il motivo della sua morte. Nel corso del processo si sprecano le occasioni per raccontare, sotto forma di flashback, le varie fasi della possessione e, ovviamente, il momento dell’esorcismo. Interessante il fatto che, pur spingendo assai di più – immagino per esigenze di spettacolo – sull’ipotesi della reale possessione, il film fornisca comunque anche l’altra possibile via, spiegando (anche con flashback che, ovviamente, “negano” quelli dell’altra versione) lo svolgimento dei fatti anche da un punto di vista non “misticheggiante”. Ben fatto e appassionante, ‘sto Emily Rose ha per me lo stesso problema del vecchio L’esorcista: questa roba non mi fa paura. E se L’esorcista per me era un triste e commovente film drammatico sulla storia di quella bimba, in questo caso si tratta di un intrigante versione demoniaca di un Grisham a caso. Il lato horror non riesce a mordermi le budella. Comunque mi ha perlomeno fatto venire voglia di una veloce ricerca su Internet, dalla quale ho scoperto che la vera Emily si chiamava Anneliese Michel (cui fra l’altro l’attrice Jennifer Carpenter assomiglia in maniera notevole).

Fuori concorso
The Descent
di Neil Marshall (GB)
Sei donne avvezze agli sport estremi decidono di farsi una vacanzetta esplorando un sistema di grotte e gallerie sotterranee sui monti Appalachi. Ci sarà qualche imprevisto. Ottimo horror di genere allo stato brado, senza derive autor(i)ali e senza concessioni: solo claustrofobia, sangue, violenza e panico. Questo Neil Marshall è davvero bravo, anche se ogni tanto gli scappa qualche sbavatura. E a questo punto devo recuperare in qualche modo Dog Soldiers, film d’esordio di Marshall esaltato come gioiellino in patria, ma appena intravisto in Italia (non so se è uscito al cinema, ha fatto un’apparizione in edicola in una serie di DVD horror ma me lo sono perso). Dopo averne letto benissimo per un sacco di tempo, già ero incuriosito, ma ora ho proprio la brama.

Fuori concorso
Bubble
di Steven Soderbergh (USA)
E dopo Kim Ki-Duk, anche Soderbergh prova a fare un film dei Dardenne. Storiella di miseria e squallidume nella provincia americana, realizzata con taglio realistico e utilizzando attori non professionisti sorprendentemente efficaci. Rispetto al classico film da festival europeo (genere cui comunque Bubble appartiene a diritto), manca un po’ il senso del melodramma estremo, e non è detto che sia un male. Il risultato, però, è che finiscono anche per latitare le emozioni, ma magari è voluto. Un ottimo Soderbergh, e lo ammetto digrignando i denti. Ma digrignandoli esce il veleno, e allora mi chiedo quale sia il senso dell’operazione, se non l’ennesimo esercizio di stile del maledetto pelato, che stavolta voleva far vedere quant’è bravo a fare l’indipendente.

In concorso
O fatalista
di Joeao Botelho (Portogallo/Francia)
La scelta di passare all’atomica per la Francia si rivela eccellente, se pensiamo che così il Napalm possiamo deviarlo sul Portogallo.

Sezione Giornate degli autori
Naboer
di Pal Sletaune (Norvegia)
Sexy-thriller norvegese, surreale e straniante, con le musiche copiate da quelle di Basic Instint. Nei primi minuti sembra la classica cagata pazzesca, poi ci si inizia a rendere conto del meccanismo che sta dietro all’intreccio e, improvvisamente, il film rapisce, anche perché è girato davvero bene. L’unico problema, per quanto possa sembrare assurdo in una pellicola di 73 minuti, è l’eccessiva lunghezza. L’impressione, se ne parlava all’uscita, è che sia un cortometraggio “stiracchiato” fino a diventare un (corto) lungometraggio.

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