Venezia a Milano – Day three


In concorso
Good Night, and good luck
di George Clooney (USA)
Coppa Volpi per il miglior attore a David Strathairn
Premio Osella per la fotografia
Mamma mia, ma che bello! Eccellente “docufilm” sull’attività giornalistica della CBS nel periodo del maccartismo. Ottimo cast, tutti gli attori (Clooney, Jeff Daniels, Robert Downey jr. e Mito Frank Langella fra gli altri) sono davvero in parte e l’interpretazione di Strathairn è fantastica. Clooney, porca troia, è un signor regista, confeziona un film che è un piacere da guardare, e non solo per il micidiale bianco e nero. Marò, forse esagero, ma me ne sono innamorato, altro che “un po’ palloso”…

Fuori concorso
Initial D
di Andrew Lau e Alan Mak (Hong Kong)
Ho spesso sentito parlare di Initial D, ma non ho mai avuto a che fare con una qualsiasi delle sue innumerevoli incarnazioni (serie animate, fumetti, videogiochi… ). Questo film, comunque, è proprio quello che è: l’adattamento di un manga per ragazzi. Sembra davvero di assistere alla versione “live” degli OAV che mi guardavo a raffica dieci e oltre anni fa. Ci sono tutti, ma proprio tutti gli stereotipi: i personaggi giovincelli, il protagonista belloccio, talentuoso e silente, l’amico Boss Robot, i rivali onorevoli con cui nasce l’amicizia virile, i cretini assortiti, il cattivo professionista, la storia d’amore pura, tenera, dolce, pucci pucci, pissi pissi bau bau micio micio. Ma tutto, proprio, compresi miliardi di altre cosette che adesso non mi vengono in mente. Unica differenza con ciò a cui ero abituato, il fatto che dieci anni fa l’episodio dell’albergo a ore si svelava essere un equivoco. Ad ogni modo, ripeto, un anime per adolescenti, cosa che, ahimé, mi pone ormai un filo fuori target. Simpatico, divertente, alcune gag funzionano alla grande e le gare sono girate molto bene, ma lo si guarda con sufficienza, mentre probabilmente dieci anni fa mi ci sarei gasato a dismisura.

Fuori concorso
Four Brothers
di John Singleton (USA)
La carriera di John Singleton mi lascia perplesso: l’esordio con Boyz ‘n the Hood è fulminante (o perlomeno così me lo ricordo), ma poi, per quanto con Shaft mi sia tutto sommato divertito, vengono un po’ i brividi a scorrere la lista su IMDB. Come a quella cosa impresentabile di 2 fast 2 furious si possa far seguire questo signor film francamente mi sfugge. Ma del resto non sono nigga e non faccio il regista. Four Brothers è un film motherfucka di brutto, spacca i culi abbestia e non disdegna il buon sentimento. Una sceneggiatura di granito, che mette assieme praticamente solo stereotipi, ma lo fa con una padronanza devastante, una regia d’acciaio, che non si concede la minima sbavatura, e una serie di personaggi letteralmente cuciti addosso agli attori. 104 minuti di intrattenimento puro ed efficacissimo, non stanca mai, tocca i tasti giusti ed emoziona. Respect.

In concorso
I giorni dell’abbandono
di Roberto Faenza (Italia)
ROTFL, ma cosa è ‘sta cosa? Non la capisco. Per due terzi circa sembra quasi un bel filmetto, una commedia agrodolce divertente, con dialoghi tutto sommato azzeccati e situazioni deliziose nella loro assurdità. Poi, all’improvviso, si prende sul serio e diventa la solita puttanata italiota pretenziosa e poetica come un bacio perugina. Bah, comunque fino a un certo punto è molto divertente. Ah, ma è un’impressione mia o la mania della sponsorizzazione è ormai ufficiale anche nei film italiani? Il bennet in Texas, il videotelefono qui…

Gabrielle
di Patrice Chereau (Italia/Francia)
Non so bene il motivo, ma ormai è ufficiale: a ‘sto giro i film francofoni mi respingono. Non so come mai, e mi suona anche strano, visto che spesso in passato i miei film preferiti della rassegna veneziana erano di origini transalpine, ma così è. Appena sento parlare in francese, scatta il travaso di bile e non mi controllo. Non riesco a proprio a concentrarmi sul film, magari ne apprezzo la fotografia, la cura per l’immagine, la messa in scena particolare, ma non riesco a farmi prendere. Non mi acchiappa. E sì che ci provo, eh! Ma non c’è nulla da fare, bastano pochi minuti e mi ritrovo a pensare ai fatti miei, a cose tipo “chissà che stanno facendo in Champions”, “dobbiamo fare l’asta del fantacalcio”, “che ora è?”, “minchia, domani è meglio se scrivo l’introrece”, “che è ‘sta puzza?” e via dicendo. Detto questo, Gabrielle fa comunque vomitare, eh. Ma proprio senza diritto di replica.

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