Il *mio* festival di Locarno a Milano


One Hour Photo
di Mark Romanek [USA]
con Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Dylan Smith
Secondo del trittico di film con Robin Williams nella parte del villain in uscita nel 2002. Nel primo, Death to Smoochy, si prendeva comunque molto poco sul serio, nel prossimo, Insomnia (di Christopher Nolan, quello di Memento), passerà all’estremo opposto nel ruolo di un serial killer, e qui interpreta un povero vecchietto chiaramente affetto da turbe psichiche. Il film funziona abbastanza bene, pur perdendosi un po’ nel finale; soprattutto convince nel mettere in scena la triste vicenda del protagonista, che genera coinvoglimento e compassione, più che timore. Bravissimo Robin Williams a tratteggiare un uomo solo, triste e che, porello, tutto vuole tranne che fare del male.

Nuit de noces
di Olga Baillif [Francia]
Pardino d’oro
Le ragazzine francesi sono zoccole e si fanno trombare dal primo che passa. Questo sembra essere il messaggio del cortometraggio di questa Olga Baillif (che, essendo donna e francese, immagino sappia di cosa sta parlando). Buono a sapersi.

Personal Velocity
di Rebecca Miller [GB]
con Kyra Sedgwick, Parker Posey
Incredibile, un film scritto e diretto da una donna che non cerca di far capire all’umanità quali incredibilmente meravigliosi, incompresi e superiori (divini, direi) esseri siano le donne. Perlomeno non in maniera sfacciatamente bassa e didascalica, e questo nonostante la voce narrante maschile si presti all’opera [qualsiasi riferimento al pessimo What women want e al comunque visivamente splendido Il giardino delle vergini suicide è puramente voluto]. Peccato che il film, escludendo forse l’episodio centrale con Parker Posey, sia veramente poca cosa…

Tan de repente
di Diego Lerman [Argentina]
con Tatiana Saphir, Carla Crespo
Pardo d’argento
Menzione speciale al cast
Il classico film da festival, che mette in scena i drammi esistenziali di un gruppo di giovincelli (in questo caso giovincelle) in maniera cruda e secca, senza particolari vezzi stilistici. Il cast effettivamente azzeccato tiene in piedi la baracca per buona parte del tempo, ma alla lunga la sceneggiatura poco incisiva genera un discreto smarronamento.

Petit gestes
di Francois Rossier [Francia]
Menzione speciale
Non ricordo assolutamente nulla di questo brevissimo corto, se non che non mi era piaciuto. Nullificato nel ricordo dal successivo e bellissimo Swapped, si è completamente perso nella mia memoria (e Internet non aiuta). Interrogata al riguardo, RuMiKa dice: “ah c’era una bambina del cazzo…” e “non ricordo manco che faceva…”

Swapped
di Pierre Monnard [GB]
Pardino d’argento
Divertentissimo e surreale cortometraggio tratto dalla storia breve a fumetti di Neil Gaiman e Dave McKean The Day I Swapped My Dad for Two Goldfish (che sono quasi convinto di aver letto, ma chi se lo ricorda…). Probabilmente la cosa migliore vista in un festival parecchio mediocre.

Das Verlangen
di Iain Dilthey [Germania]
con Susanne-Marie Wrage, Klaus Grunberg
Pardo d’oro
La storia di una donna, della sua vita di merda in schiavitù matrimoniale e del suo tentativo di innamorarsi di qualcun altro (ovviamente pure lui con clamorosi problemi umano/esistenziali). Indescrivibilmente interminabile polpettone che ha di buono una splendida interpretazione della protagonista ma che francamente non mi sembra giustifichi il premio ricevuto. A ‘sto punto era meglio il film argentino…

Cuore Napoletano
di Paolo Santoni [Italia]
Un divertente e interessante documentario sulla canzone napoletana, che lascia parecchio spazio alle esibizioni dei cantanti protagonisti, dedicandosi fra un pezzo e l’altro all’approfondimento storico e sociologico del tema. Il climax si raggiunge nel finale, con un riarrangiamento misticheggiante di Tammuriata nera, che mi dicono essere pezzo molto famoso (so nulla di musica napoletana).

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